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POESIA Yehuda Amichai, cantare la politica

yehuda amichaiYehuda Amichai / POESIE /Crocetti Editore

Alla fine del percorso del Yitzhak Rabin Center di Tel Aviv compaiono alcuni versi di una poesia di Yehuda Amichai, considerato una delle voci d’Israele. “Dal luogo in cui abbiamo ragione, i fiori non cresceranno mai in primavera”. La poesia poi continua ma questa prima frase colpisce se associata a Rabin, l’uomo che tutti pensavano avrebbe portato la pace agli israeliani. Una pace però mai fiorita: l’assassinio da parte di un estremista ebreo del Primo ministro israeliano il 4 novembre 1995 fece svanire quella possibilità (nell’immagine a destra, Rabin mentre canta Shir LaShalom poco prima del suo assassinio). Rimangono invece i versi di Amichai su cui riflettere e che molto hanno a che fare con Rabin. Quando nel 1994 il Premier israeliano ricevette assieme a Shimon Peres e Yasser Arafat il Premio Nobel per la pace, chiese proprio al poeta di far parte della delegazione che sarebbe andata in Svezia a ritirare l’onorificenza. Non solo, nel suo discorso di ringraziamento, Rabin lesse una poesia di Amichai, Dio ha pietà dei bambini degli asili. “Per decenni Dio non ha avuto pietà degli asili del Medio Oriente, degli scolari o dei loro anziani. Non c’è pietà in Medio Oriente da generazioni” disse Rabin dopo aver recitato i versi. Nato in Germania nel 1924, Amichai lasciò il paese con la famiglia all’età di dodici anni e per fare l’aliyah nella Palestina mandataria. Durante la guerra arabo-israeliana del 1948 combatté con le forze di difesa israeliane. Il rigore e gli orrori del conflitto, e della seconda guerra mondiale, influenzarono la sua poesia, anche se è mai in modo ideologico. In un’intervista con al Paris Review, Amichai osservò che tutta la poesia era politica: “Questo perché le poesie reali si occupano di una risposta umana alla realtà, e la politica è parte della realtà, la storia in fieri. Anche se un poeta scrive di stare seduto in una serra a bere the, questo riflette la politica”. Fu durante la guerra che Amichai cominciò ad interessarsi alla poesia, attingendo dalla letteratura inglese e americana a lui contemporanea, da Dylan Thomas, W.H. Auden e T.S. Eliot. Secondo il suo traduttore inglese Robert Alter, i primi lavori di Amichai assomigliano alla poesia di Thomas e Auden. “Rainer Maria Rilke – scrive Alter – è per lui un’altra presenza ispiratrice, a volte nello stile ma forse più come modello per usare un linguaggio di qui ed ora, come strumento per cogliere i barlumi di un al di là metafisico”. “Ogni poesia – scrive Ted Hughes nell’introduzione di Poesie, pubblicato in Italia da Crocetti editore e curato da Ariel Rathaus – è come un centralino telefonico: le immagini creano confronti luminosi tra realtà in attesa, danno luogo a conversazioni comiche o terribili tra quei pesanti argomenti politici o spirituali e gli amanti”.

Dossier Israele 70, a cura di Daniel Reichel
Pagine Ebraiche, aprile 2018