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Su pressante richiesta del popolo, non pago delle ripetute promesse del Signore circa la “terra che stilla latte e miele”, Mosè invia dodici esploratori, in rappresentanza delle dodici tribù, con l’incarico di portare notizie dalla Terra d’Israele. L’esito di questa missione sarà disastroso, il resoconto di dieci di questi personaggi susciterà disfattismo e ribellione nel popolo, fino a determinare la condanna che il Signore infligge a quella generazione che dovrà estinguersi nel deserto, lasciando ai figli il compito di entrare nella terra promessa.
Soltanto due, Yehoshua e Calev, malgrado il precipitare degli eventi e pur sottoposti a intimidazioni e persino a minacce per la loro vita, rimangono tenacemente convinti della bontà della terra promessa e della certezza della parola divina, soltanto loro meriteranno di entrare in Terra d’Israele. Li sostiene la forza della fede, il coraggio personale, l’esclusione di ogni interesse privato – a differenza dei loro colleghi di missione che, a quanto pare, temevano con l’ingresso in Israele, di perdere del loro potere, la preghiera di Mosè, per Yehoshua, e quella personale di Calev sulla tomba dei patriarchi.
Due su dodici. La minoranza può prevalere nel tempo, a condizione che abbia carattere, ideali elevati e autentici, valori e coerenza morali integerrimi.

Giuseppe Momigliano, rabbino

(6 giugno 2018)