…cuochi

Nel “Gorgia” Platone distingue tra due tipi di governante, il politico cuoco e il politico medico, e li mette a confronto inscenando una causa giudiziaria. “Rischierò d’esser giudicato come sarebbe giudicato da un gruppo di ragazzi un medico accusato da un cuoco”, afferma Socrate nel dialogo. Parla il cuoco: “Ragazzi, quanto male costui ha fatto anche a voi; anche i più piccoli egli corrompe con il ferro e col fuoco; li angoscia facendoli dimagrire e soffocandoli, li obbliga a prendere amarissime bevande, fa patire loro la fame e la sete; né certo vi tratta come facevo io, che per voi preparavo svariati e saporiti piatti”. Risponde il medico: “Ragazzi, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto per la vostra salute”. I giudici-ragazzi, secondo Platone, finirebbero inevitabilmente per condannare il medico, confermando l’accusa con “grida” e “enorme baccano”. I giudici, o se si preferisce il popolo che ha diritto di voto, se lasciati a se stessi premieranno chi offre succulenti manicaretti (come possono essere per esempio flat tax, blocco dell’immigrazione, reddito di cittadinanza, ipotesi antieuropeiste più o meno fantasiose e suicide) e non chi si pone l’obiettivo di curare i mali della città e dello stato. I cuochi della politica, da parte loro, offriranno piatti allettanti per essere preferiti dal popolo ma, al contempo, anche per mantenere questo in condizione di sudditanza e immaturità.

Giorgio Berruto, Hatikwà

(14 giugno 2018)