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Storia – Il libro di Margarete sui due totalitarismi

Jesenska_fondinoMilena Jesenka / QUI NON PUÒ TROVARMI NESSUNO / Giometti & Antonello

Esce in italiano un libro (Qui non può trovarmi nessuno, editore Giometti & Antonello) che raccoglie gli scritti di Milena Jesenka, il grande amore di Franz Kafka. Di lei, che aveva chiesto a Max Brod di distruggere la sua corrispondenza con il grande scrittore praghese, sappiamo molto grazie a un libro di Margarete Buber Neumann, Milena, l’amica di Kafka, che era stata sua compagna di prigionia nel lager nazista di Ravensbrück. Milena aveva detto a Margarete: «quando torneremo in libertà scriveremo un libro insieme». Ma la sua vita fu spezzata dalle atrocità del campo e quel libro la Buber-Neumann dovette scriverlo da sola. Un libro strepitoso, straordinario, un racconto che lascia senza fiato e che pure verrà ignorato per decenni, anche in Italia, dove sarà pubblicato solo grazie alla casa editrice Il Mulino, e ad Edmondo Berselli, che ne conosceva il contenuto, nel 1994: Prigioniera di Stalin e Hitler, con un’introduzione del compianto Victor Zaslavsky. Quel libro è stato letto male o controvoglia, o addirittura ignorato, perché costringe a ripensare una visione ipersemplificata, mitologica, manichea delle pagine più buie della storia del Novecento. L’amica di Milena racconta di quando lei e il marito Heinz Neumann, dirigenti comunisti tedeschi, scapparono dalla Germania hitleriana e si rifugiarono a Mosca, all’Hotel Lux, lugubre tempio e quartier generale dell’Internazionale stalinista. Racconta di quando Neumann, caduto in disgrazia, venne arrestato e condannato a morte. Racconta di quando anche lei, moglie del «rinnegato», venne poi deportata in uno degli innumerevoli lager di Stalin in Kazakistan. E di quando fu trasportata e consegnata direttamente alla Gestapo, in ossequio agli accordi intercorsi tra Stalin e Hitler ne11939 con il patto Molotov-Ribbentrop. L’accordo prevedeva la fattiva collaborazione tra i due aguzzini e la Buber-Neumann, trasferita dal lager comunista a quello nazista di Ravensbrück, conobbe ambedue le delizie dei due spietati totalitarismi. A differenza di Milena, lei sopravvisse e scrisse questo libro, che fu accusato di spargere «calunnie» sul sistema sovietico. Margarete Buber-Neumann, isolata come «trotckijsta», dalle sue stesse compagne di detenzione ancora imprigionate nell’ortodossia comunista, trascorse i suoi ultimi anni come una reietta. Questo fu il destino dell’amica di Milena.

Pierluigi Battista, Corriere della Sera, 25 giugno 2018