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Attraverso la Memoria

Screen Shot 2018-09-04 at 10.26.00La lunga fila di persone che lentamente si arrampicano davanti a me sul sentiero che conduce al Colle Ciriegia pare, vista a distanza, una teoria di laboriose formiche intente a portare il loro carico alla meta. Insieme ai tanti partecipanti alla XX edizione, eccomi qui – anche oggi 2 settembre 2018 come gli anni scorsi in questo periodo – nel cuore della Marcia Attraverso la Memoria, la bella iniziativa dell’Associazione saluzzese Giorgio Biandrata nata da un’idea dell’allora presidente Gigi Ferraro e dell’altra anima del gruppo Sandro Capellaro, che con spirito di iniziativa pari alla determinazione l’ha portata avanti dal 1999. L’idea è quella di ricordare ogni anno ai primi di settembre i circa mille ebrei mitteleuropei che, profughi da anni di antisemitismo continentale e partendo dalla residenza forzata/rifugio francese di St.Martin Vésubie, i giorni dal 9 al 13 settembre 1943 attraversarono i Colli Ciriegia e Finestre, tentando di mettersi in salvo al seguito delle truppe italiane che dopo l’armistizio lasciavano il territorio francese precedentemente occupato. La vicenda, ripercorsa da Alberto Cavaglion (Nella notte straniera, L’Arciere, Cuneo 1981 – 1991 – 1998 e poi Aragno, Torino 2015) e ripresa come base per la documentatissima ricerca di Adriana Muncinelli ed Elena Fallo (Oltre il nome. Storia degli ebrei stranieri deportati dal campo di Borgo San Dalmazzo, Le Chateau, Aosta 2016) è ormai nota: di essi, più di seicento riuscirono a trovare aiuto e salvezza nella popolazione della Valle Gesso; 334 furono invece deportati dal campo di Borgo San Dalmazzo, prima a Drancy e poi inevitabilmente ad Auschwitz.
Realizzare ogni anno, alternativamente sul Colle delle Finestre e sul Colle Ciriegia, una marcia di ricordo solidale e partecipe che si svolge in contemporanea sul versante italiano e su quello francese, per concludersi in vetta con un incontro dei due gruppi e riflessioni comuni è iniziativa di grande intensità e di forte valore storico, etico, politico. Per questo la partecipazione è sempre vasta e consapevole. Per questo, pur essendo nata come manifestazione locale, la marcia ha ricevuto ben due riconoscimenti di merito dal Presidente della Repubblica. Il profondo significato del rammemorare collettivo non può sfuggire: da un lato l’unicità irripetibile di un’epica traversata per la salvezza, svoltasi allora in condizioni precarie e di assoluta incertezza sul domani (unicità tragica di cui i partecipanti odierni sono ben coscienti); dall’altro, però, la vicinanza – la ricerca di comprensione e di forse impossibile immedesimazione di chi oggi, come in una sorta di rito laico, cammina sulle orme di chi ieri cercava un varco verso un futuro che sembrava negato. Proprio nella irraggiungibile eppur desiderata proiezione di sé rispetto ai profughi di allora risiede a mio giudizio il valore di testimonianza morale e civile che oggi assume la marcia, rispetto al passato come rispetto al presente. Testimonianza è l’ineludibile e consapevole memoria della Shoah e la condanna senza appello dell’ideologia nazionalsocialista che l’ha generata. Testimonianza è, oggi e in sintonia con la coscienza storica di ciò, il rifiuto di ogni pregiudizio nei confronti di chi è “diverso” rispetto alla cultura dominante; l’opposizione a ogni barriera eretta contro chi, profugo da mille persecuzioni, cerca disperatamente aiuto, salvezza, libertà.
Tale almeno è il senso, pieno di storia e di attualità insieme, che riesco a dare all’incontro tra i ruderi del forte sul Colle Ciriegia, nel corso del quale Tema Zeldes e Sam Fajerstein nipoti americani di due sorelle tedesche salvatesi allora (Chaja e Gitta Horowitz) raccontano – davanti alle foto dei bambini in fuga in quei giorni del settembre 1943 – il passaggio del testimone da una generazione all’altra, come fa Tommaso Saracco nipote di Giulio Segre (l’autore di Cirillo e il nipotino, dove si narra un’altra e diversa storia di salvezza), mentre gli storici Jean Louis Panicacci e Marco Bernardi ricostruiscono sinteticamente il drammatico contesto di quei mesi e i partecipanti alla marcia, italiani e francesi, attorniano e simbolicamente abbracciano queste giovani “candele della memoria”.

David Sorani

(4 settembre 2018)