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“Zachor, l’impegno del ricordo
per salvaguardare il futuro”

Ottant’anni fa Trieste fu il simbolo del tradimento e dell’infamia: dal balcone di Piazza Unità il 18 settembre 1938 Mussolini annunciò le Leggi razziste. Con un colpo di spugna e davanti a una folla di migliaia di persone che applaudivano, il fascismo decise di cancellare i diritti civili conquistati dagli ebrei italiani dopo secoli di sofferenza. “Tutto il mondo dovrebbe chiedere scusa agli ebrei, io non sono il mondo ma il sindaco di Trieste e a nome della città chiedo scusa”, ha dichiarato il primo cittadino Roberto Dipiazza nelle scorse ore in occasione dell’iniziativa organizzata con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la Comunità ebraica triestina per ricordare il 18 settembre 1938. Ed è proprio il principio del ricordo che è al centro della targa svelata in questo 80esimo anniversario: “Zachor. Ricorda quello che ti fece Amalek quando eri in cammino…. (Deut. XXV, 17). Il 18 settembre 1938 in questa piazza l’offesa del regime fascista ai diritti civili raggiungeva il suo culmine con l’annuncio dei provvedimenti in difesa della cosiddetta razza italiana. A ottant’anni dall’evento il Comune di presidente UCEI Noemi Di Segni interviene comune TriesteTrieste, la Comunità Ebraica di Trieste e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane pongono questa epigrafe affinché le nuove generazioni ricordino e vigilino sulla salvaguardia dei diritti fondamentali di libertà e solidarietà civile”, il testo della targa letto da due bambini della scuola ebraica, monito anche per il presente, come ha ricordato la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni. “In questa sede, in questa Piazza e in questa particolare giornata, dobbiamo con fermezza denunciare le parole di odio, le violenze verbali e fisiche rivolte contro individui o collettività che ogni giorno di più sentiamo pronunciate e difese anche nello spazio pubblico. – le parole della Presidente UCEI – Cerimonie e raggruppamenti nostalgici di matrice neo fascista con assenza, avallo o sottovalutazione dell’impatto che queste hanno su chi è fragile o impreparato, da parte della classe politica. Segnali inquietanti e preoccupanti che generano incertezza e che temiamo dover inevitabilmente accostare a quella esclusione, allora elusa e sottovalutata. Questo oggi accade e nessuno può restare inerte”. Un appello alle istituzioni e ai cittadini a rimanere vigili, quello di Di Segni, che ha sottolineato come allora, nella Piazza Unità del 1938 il pericolo non erano solo le parole di Mussolini ma anche l’applauso convinto delle migliaia di persone presenti. “La speranza è che da questa piazza, nuovamente affollata, – ha detto Di Segni – possa riverberare un messaggio esattamente opposto a quello di 80 anni fa – un messaggio pronunciato dai massimi esponenti delle istituzioni – per la tutela dei diritti e non quello per la tutela della razza, che riscuota applausi e adesioni perché corrisponde alla ragionevolezza e desiderio di convivenza sociale”. “Il testo riportato sulla targa inizia con il termine Zachor che in ebraico significa ricorda. – ha sottolineato il presidente della Comunità ebraica Salonichio – Perpetuare la memoria di ciò che avvenne è una responsabilità ed un valore che tutti noi dobbiamo salvaguardare. La targa verrà collocata, speriamo in tempi rapidi, in un luogo ben visibile presso il porticato del Municipio. Ci auguriamo che i passanti che la incroceranno sul loro cammino siano indotti, almeno per quell’attimo, a leggerla e a riflettere su ciò che accadde in quel lontano 18 settembre 1938”.

Daniel Reichel

(Foto di Giovanni Montenero)