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Periscopio – Buonismo

lucreziLa storia degli “-ismi”, com’è noto, è assai controversa e altalenante. Alcuni (come il nazismo, o il comunismo), dopo avere goduto di strepitosa popolarità, e avere mosso sterminate masse di supporter, sconfitti dalla storia, passano rapidamente di moda, svelando (giustamente, e per fortuna) la loro intrinseca nequizia o illusorietà (pur continuando a sedurre gruppi minoritari, ma non insignificanti, di supporter). Altri (come il socialismo, o il liberalismo) vanno semplicemente all’ospizio, per vecchiaia, tra pannoloni e infermiere, in attesa di una pietosa eutanasia. Altri ancora (come il fascismo), da morti, stramorti che sembravano, conoscono impensabili e sorprendenti risvegli. Qualcuno (come il terrorismo), pur combattuto dai più, continua a rigogliare e spaventare, qualcun altro (come il sionismo) affascina, come sempre, alcuni, ma sta molto antipatico a molti altri.
Poi ci sono degli -ismi di recente creazione, che, sinceramente, non ho ancora capito bene cosa vogliano dire. Uno, per esempio (il cd. sovranismo), pur contestato da taluni, annovera innumerevoli seguaci nell’Europa del N.C.A. (il Nuovo Che Avanza). Ma chi è, dove sta il sovrano? Chi sono i sudditi? E, soprattutto, quali sono le leggi che questo mitico sovrano impone, e alle quali i sudditi felici sono chiamati a obbedire? Un altro (che, anche, non ho ben capito cosa sia, al di là del fatto che pare il contrario del sovranismo) è il cd. buonismo (a cui ha dedicato un’interessante nota, sul mensile cartaceo di settembre di Pagine Ebraiche, Enzo Campelli), termine che pare sia diventato, negli ultimi tempi, un terribile insulto. Non ci si può alzare dal sedile nella metro per offrire il posto a una signora anziana, non si può aiutare un non vedente ad attraversare la strada, non si può rispondere al saluto di qualcuno dicendo “buona sera”, senza rischiare di essere bollati dall’infamante epiteto di buonista. Falso, ipocrita, menzognero, comunista, filo-immigrati, antisovranista, perdente. Gli altri, i vincitori, hanno ben altri sguardi, ben altra fierezza, ben altra franchezza e sicurezza di sé. Sono giovani, muscolosi, gagliardi: rappresentano, appunto, l’N.C.A., davanti al quale il V.C.V.A.M. (il Vecchio Che Va Al Macero) deve levarsi di mezzo, anzi, deve proprio sparire.
Io appartengo, ovviamente, anche per ragioni anagrafiche, al V.C.V.A.M., ma non mi lamento, va bene così. Come dice il Qohelet, ogni cosa ha il suo tempo, e questo tempo non è il mio. Pazienza, accetto in pieno la mia totale sconfitta. Mi permetto solo di esprimere un sottile disorientamento, un leggero stupore quando vedo alcuni gagliardissimi sovranisti e anti-buonisti farsi fotografare, con smaglianti sorrisi a trentadue denti, accanto alla bandiera di Israele. È possibile che quella bandiera sia, contemporaneamente, la mia e la loro? Che accomuni, in un afflato corale, i vincitori e il perdente? O forse ci sono due stati di Israele, entrambi con la medesima bandiera?
Non so bene le ragioni dell’amore per Israele da parte di alcuni esponenti del N.C.A., ma non starò certo a criticarli per questo. Comunque, è una buona cosa, credo. Mi permetto però di ricordare che quel vessillo è la bandiera dello Sato ebraico. E ciò richiama inevitabilmente a un -ismo che all’N.C.A. non pare interessare molto (tanto è vero che è amico intimo dei peggiori antisemiti e asserzionisti d’Europa), ossia l’ebraismo. Un -ismo di cui (anche di questo) io non so molto (anche se lo studio da almeno quarantatré anni, ossia da quando chiesi la mia tesi di laurea sulla provincia romana di Giudea), ma so, però, che, nella sua storia plurimillenaria, gronda di ininterrotta compassione e solidarietà verso i soggetti più deboli e indifesi: le vedove, gli orfani, i leviti, gli stranieri, gli animali subumani. Gronda, indiscutibilmente, di buonismo.
Forse i sovranisti anti-buonisti hanno sbagliato bandiera? Non lo so. Non li inviterò certo a lasciarla stare, quella bandiera, per carità. Oltretutto, non è certo mia. Ma a studiare, almeno un pochettino, cosa essa significhi, questo, col dovuto rispetto, sì.

Francesco Lucrezi, storico