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…odio

Dietro a una strage come quella di Pittsburgh, come dietro alle violenze razziste che in Europa prendono di mira ebrei o rom o immigrati, c’è sempre una campagna di odio strisciante e continua, propagandata strategicamente, messa in atto dalla politica che per giustificare sé stessa cerca un nemico sul quale deviare l’attenzione dalle proprie responsabilità.
Sembra inutile e disonesto affermare ogni volta, a posteriori, che la mano criminale era quella di un folle, perché è proprio di folli e squilibrati che politici razzisti si servono per raggiungere il proprio scopo. E potranno anche dimostrare che fra loro e quei criminali non vi era alcun rapporto diretto. Come se la parola violenta e settaria non fosse alla ricerca di sedurre, a caso, un qualsiasi spirito fragile e predisposto, per armargli la mano.
Una strategia assai semplice: basta individuare un nemico e aizzare contro di lui sentimenti di antipatia e di odio. I motivi li si inventa a piacimento. Il resto viene da sé, come si è visto a Pittsburgh, e come si sta vedendo in mezza Europa.
Inutile, in una situazione come l’attuale, richiamare al buonsenso, allo spirito di umanità e di convivenza civile. Il difficile momento economico rende la politica propizia alla ricerca del nemico da abbattere. Le menti semplici se lo aspettano per sfogare su di lui le proprie frustrazioni, e il potere glielo offre volentieri su un piatto d’argento. Con mille ringraziamenti ai fomentatori di odio, che ci siamo scelti per guidarci sulla strada che ci condurrà alla felicità.
Ma attenti, amici ebrei, noi siamo sempre i primi in lista. È un privilegio che la storia non ci ha mai negato.

Dario Calimani, Università di Venezia

(30 ottobre 2018)