moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Israele sogna ancora con il ciclismo

“Tutti hanno negli occhi il Giro, una grande festa che è stata l’antipasto a una grandissima gara. È una esperienza che non si potrà replicare, per evidenti motivi. Ma questo non esclude che possano andare in porto altri progetti, se Israele avrà la volontà di realizzarli. I presupposti ci sono. Bisognerà eventualmente sedersi attorno a un tavolo e parlarne. Il ferro va battuto finché è caldo”.
Paolo Bellino, direttore generale di Rcs Sport, così si confidava con Pagine Ebraiche a Giro d’Italia da poco concluso. Un’edizione entusiasmante per molteplici motivi. Primo tra i quali la partenza da Israele, per tre giornate sui pedali che restano indimenticabili nella memoria di ciclisti e addetti ai lavori. Da Gerusalemme ad Eilat, emozioni ben oltre l’aspetto agonistico e raccontate nei cinque continenti grazie a centinaia di troupe e giornalisti accorsi da tutto il mondo per filmare le mura della Città Vecchia illuminate di rosa o l’inedito passaggio della carovana in un deserto come nel caso della terza tappa interamente nel Negev. Un’iniziativa, auspicava Bellino, cui sarebbe stato saggio dare continuità. Input entusiasticamente raccolto.
I dettagli restano ancora in parte da definire, ma il “Giro di Israele” è realtà ed entra nel calendario ciclistico internazionale che conta. Un’operazione che vede ancora Rcs tra i protagonisti, oltre al magnate Sylvan Adams, principale artefice della Grande Partenza del maggio scorso, e alla Israel Cycling Academy. La prima squadra professionistica locale, che ha ben figurato nello scorso Giro d’Italia entrando in diverse fughe e sfiorando la vittoria in una delle tappe di montagna più dure con il suo veterano, lo spagnolo Ruben Plaza, tra l’altro fresco di rinnovo. Segnatevi le date: 10-14 aprile. “Una lunga volata che ci porterà alle soglie di Pesach, la Pasqua ebraica. Un ottimo modo per festeggiare questi anni di impegno” sottolinea il general manager della squadra Ran Margaliot. E un test tra i più importanti per chi, qualche settimana dopo, lotterà per la conquista del Giro d’Italia.
Ancora una volta la determinazione di Adams è risultata vincente. Ci raccontava l’imprenditore di origine canadese (ma israeliano d’adozione) alla vigilia del Giro: “Ho due obiettivi principalmente. In prima istanza far convogliare l’interesse del mondo intero su questo bellissimo paese di modo che tanti insospettabili possano scoprire quanto è aperto, tollerante, inclusivo, pluralista, libero e sicuro. Una scoperta che sono certo stimolerà nuovi flussi di turismo, anche in bicicletta perché no… Perché è importante che il contatto sia diretto, con una testimonianza oculare non filtrata da una narrazione molto spesso faziosa sulle vicende di Israele e del Medio Oriente”. Il Giro d’Israele si inserisce in questa prospettiva, insieme ad altre iniziative che stanno vedendo la conclusione. Come un velodromo all’avanguardia che presto sarà inaugurato a Tel Aviv, finanziato dallo stesso Adams. “Voglio fare di questo paese un paradiso della bicicletta. E di Tel Aviv una sorta di Amsterdam” ci diceva. Sorridendo, sì, ma con le idee molto chiare.

a.s twitter @asmulevichmoked

(5 novembre 2018)