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…Pound

Gli intellettuali sono arroganti, mentre a dare il passo al mondo è giusto che siano gli incompetenti, perché in fondo uno vale uno.
È quello che sta succedendo in campo culturale nel nostro paese, e il pericolo non è alle porte, è già entrato in casa. Viviamo nel paese in cui il presidente dell’Agenzia spaziale viene dimissionato da un professore di ginnastica.
A Venezia, dunque, si organizza un evento in omaggio al grande poeta espatriato americano Ezra Pound. E fin qui nulla di male. Ho sempre sostenuto che l’arte va accettata e apprezzata, ove del caso, al di là delle qualità umane – o disumane – di chi la crea. Vale per Yeats, vale per Eliot, vale per Céline. Vale anche per quel fascista antisemita di Ezra Pound, che per fortuna in pochi leggono, grazie alla cripticità della sua poesia.
Pochi lo leggono ma molti lo esaltano, senza averlo letto, per il solo fatto che lo sentono vicino ai loro ‘ideali’ politici.
Caso vuole che l’assessora all’Istruzione della Regione del Veneto, Elena Donazzan, venga intervistata sull’evento e si diffonda nell’elogio del vate riconoscendo in lui “un gigante del pensiero moderno”, vittima di ostruzionismo culturale (evidentemente da parte della sinistra e degli ebrei). La Donazzan prosegue infatti così: “osteggiato da una certa cultura perché non politicamente corretto: riferimento della grande letteratura più raffinata, tentarono di negarlo per decenni. Fortunatamente intellettuali di ieri e di oggi, liberi pensatori e uomini di cultura, quella vera, hanno perspicacemente tenuto in vita il pensiero di questo straordinario poeta del Novecento per unicità nella scelta della letteratura, della vita, della filosofia politica”. Banalità e deformazioni del vero infilate in poche righe per ribaltare quel poco di buono che dal Novecento abbiamo potuto imparare.
Ora, nulla vorremmo insegnare alla signora Donazzan, peraltro assessora all’Istruzione della Regione Veneto, per non apparire intellettuali e arroganti, ma è lecito chiedersi se lei Pound lo abbia mai letto, prima di dichiarare insulsaggini del genere. Perché questo ‘gigante del pensiero moderno’ è il figuro che nel 1940, mentre gli ebrei venivano sterminati nei campi nazisti, collaborava col fascismo italiano trasmettendo all’EIAR le sue malefiche conversazioni, al centro delle quali c’erano la finanza internazionale ebraica, l’usura (ebraica) dei sistemi bancari che avevano sfigurato la società occidentale, il complotto pluto-giudaico-massonico – tanto per capirci. Gli ebrei li definiva ‘melma ebraica’. Le letture che amava e consigliava ai suoi adepti erano il Mein Kampf di Hitler e i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, il falso prodotto dalla polizia zarista per diffondere l’odio antisemita.
Di Pound si potrà dire che è stato un grande innovatore in poesia, – e lasciamolo dire allora a chi lo ha letto e studiato – si potrà dire che ha anche proposto una teoria critica di qualche interesse, non certo un critico che abbia segnato un’epoca o lasciato un’eredità che i posteri potessero raccogliere. Difficilmente si potrà dire che è stato un ‘gigante del pensiero moderno’. E falso è che sia stato ‘negato per decenni’. I suoi testi sono tutti in libreria, la critica lo ha abbondantemente studiato, lo si insegna diffusamente nelle nostre università. Certo, come c’è chi si rifiuta di leggere qualche banale diffusore di idee comuniste c’è anche chi si rifiuta di leggere un volgare volgarizzatore del pensiero antisemita. Ma questo rientra nella libertà di scelta. Dire poi che quella di Pound sia ‘la vera cultura’ suona come un’inquietante censura sulle plurali verità di cui si costituiscono cultura e civiltà, vale a dire un’autoritaria affermazione del pensiero unico a cui il pro-fascismo dominante vorrebbe assuefarci.
Pound sarebbe dovuto finire sulla sedia elettrica. Si salvò solo perché fu fatto passare per schizofrenico, e fu graziato dalla condanna di un tribunale americano che lo rinchiuse in un ospedale criminale, il St. Elizabeths di Washington. Lì, un amico e collega di chi scrive, poi diffusore della sua poesia in Italia, lo trovò circondato da giovani nostalgici bardati di nero pellame e simboli nazisti.
Antisemita fino all’osso, Pound è stato un grande poeta, un critico che merita di essere letto ma senza grandi entusiasmi, un uomo la cui visione politico-economica ha mostrato la ristrettezza del suo pensiero e tutta la grettezza della sua umanità. E lasciamo che ne parli chi lo ha letto. Se la destra, poi, desidera affermare e rivalutare la sua cultura in Italia, si cerchi rappresentanti più degni.
Riappropriamoci finalmente del diritto all’arroganza e del dovere della competenza.


Dario Calimani, Università di Venezia

(13 novembre 2018)