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…pietra

“Questa pietra che ho posto come stele sarà Casa di D.O” ( Genesi 28,22). Sono le parole che Giacobbe pronuncia al risveglio dal sogno in cui il Signore gli era apparso nella visione della “scala posata in terra, la cui cima giungeva in cielo e su di essa angeli del Signore salivano e scendevano”. Giacobbe sta per lasciare la terra di Canaan ma lo accompagnano la promessa di protezione e la benedizione dell’Eterno, per lui e per la sua discendenza, il dono rinnovato di quella terra – che prenderà il nome di Terra d’Israele – e l’annuncio che, come già era stato detto ad Abramo e ad Isacco, dalla sua stirpe si spargerà benedizione per tutti i popoli. Giacobbe parla di una pietra che dovrà diventare “casa di D.O”, luogo di vita nella sua massima espressione, materiale e spirituale, luogo d’incontro del popolo con Il Signore. La pietra è anche espressione di forza, è soprattutto la forza di resistenza nel tempo, la capacità della “ even Israel – la pietra d’Israele” (Genesi 49,24) di resistere a tutti i tentativi di farci sparire, dai tempo antichi fino a quanti, ancora oggi, con strumenti di morte che varcano il cielo, cercano di portare lutti, distruzione e sconvolgimento nella Terra che il Signore ci ha concesso di ritrovare. Even – la pietra è – come spiega Rashì – “l’insieme di av e ben – padre e figli”, è la famiglia di Giacobbe, è il popolo d’Israele che continua la sua strada. La pietra è simbolo della storia d’Israele proiettata verso il futuro: “La pietra rifiutata dai costruttori diventerà pietra angolare” ( Tehillim, Salmi 118,22) cioè sarà riconosciuto il ruolo d’Israele per il futuro spirituale di tutti i popoli sulla Terra, perché la Casa del Signore, costruita con questa pietra, sarà il luogo dove finalmente gli uomini si incontreranno in pace: “Andranno molti popoli e diranno: venite che saliremo sul Monte del Signore, alla Casa del D.O di Giacobbe” (Isaia 2,3).
Dobbiamo far conoscere questa simbologia della pietra, espressione di vita, di speranza, di fede e di futuro del popolo d’Israele – ma anche di futuro di pace per l’umanità proprio attraverso Israele; solitamente ad essa viene associato unicamente il ricordo della pietra che si usa collocare sulle tombe. Forse l’immagine d’Israele che più è gradita è quella legata a luoghi e simboli di morte, è giunto il tempo che, insieme a quel simbolo che pure mantiene tutto il suo valore espressivo, si ricordi al mondo che dalla pietra, anche dai mattoni e dalle pietre della case distrutte in Israele, si rinnova la nostra promessa, come quella del patriarca Giacobbe, di costruire in quella terra, con l’aiuto del Signore, Bet Israel e Bet Elokim, la casa d’Israele e la Casa del Signore.

Giuseppe Momigliano, rabbino