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uomo…

Tutto è previsto e la libertà di scelta è data (Avoth 3, 16).
Tutto è nelle mani del Cielo tranne il timore del Cielo (Berachoth 33b)
Il Volto è nascosto dietro il Pur (Casualità) a garanzia del Libero Arbitrio. Il Miracolo è un eccezione al Libero Arbitrio già prevista dal Creatore (Rambam). Nella propria Libertà l’uomo singolo vive la propria vita nella sua Linea Spazio-Tempo all’interno di infinite possibilità (infinite linee spazio tempo: di infinite dimensioni) in base alle proprie scelte (in rapporto anche a quelle degli altri). L’Eterno che tutto vede conosce le infinite possibilità di scelta (nelle infinite dimensioni Spazio-Tempo) nello stesso istante (al presente) ma il singolo uomo non vivendo Sub Specie Aeternitatis vive, strada facendo, una sola scelta alla volta.
Tutto è previsto e la libertà è data, nel bene il mondo è giudicato, tutto secondo la grandezza dell’opera (Avoth 3, 16). Tutto è previsto, ma la libertà è lasciata all’uomo. Con bontà il mondo è giudicato, e tutto avviene secondo la grandezza dell’Opera Divina: il Creato segue l’ordine naturale delle cose, che non è male in sé e non può essere causa di male (la morte naturale, la malattia, un terremoto). Tutto è previsto e tutto è svelato, eppure ogni cosa avviene secondo la volontà dell’uomo libero. La libertà è lasciata all’uomo. Il Santo vede in anticipo ogni azione degli uomini. Gli occhi del Signore percorrono tutto lo spazio e tutto il tempo, dal punto di vista dell’Eternità. Allorché un uomo si dispone a compiere qualcosa di sconveniente o qualcosa di buono, Egli lo vede. D-o infatti vede tutte le infinite possibilità di scelta date all’uomo, le conosce quindi dal punto di vista dell’Eternità. Ciononostante Egli non impedisce all’uomo (limitato nel suo Spazio-Tempo) di agire nel bene e nel male, perché la Libertà è lasciata a ogni uomo. L’uomo ha infiniti percorsi (infinite realtà parallele risultanti dalla combinazione delle infinite possibilità di scelta dei singoli) di vita davanti a se: se vuole, può peccare; se vuole, può anche astenersi dal peccare, come sta scritto: “Vedi, io oggi ti ho posto davanti la vita e il bene, la morte e il male… Perciò scegli la vita…!” (Deuteronomio 30, 15 – 19). Non sarebbe possibile dire all’uomo: “Scegli”, se non avesse la libertà di scelta. Tuttavia D-o tutto prevede dal punto di vista dell’Eternità (ove non esiste il Tempo, il quale non esiste in sé, ma è solo in relazione allo Spazio). Con bontà il mondo è giudicato (il Chesed Divino implica la libertà umana di fare Tashuvah). Il mondo naturale e quello animale seguono l’ordine naturale delle cose stabilito dal Creatore: “e D-o vide che era buono” (Genesi 1, 10). Il giudizio degli uomini da parte del Creatore benedetto si opera veramente con amore, grazia e bontà, non è mai esattamente come il giudizio che si meriterebbero secondo assoluta Giustizia (poiché questo negherebbe la Libertà dell’uomo). Come Egli stesso ha spiegato a Mosè, a proposito dei suoi tredici attributi di Misericordia (Esodo 34, 6). D-o è compassionevole e misericordioso sia verso i giusti che verso gli empi. Il Signore è buono verso tutti. Tutto è svelato e tutto è compreso dagli occhi di D-o. Tutto ciò che l’uomo fa nelle sue stanze più segrete, il Santo lo vede e lo osserva. Sappi che cosa c’è sopra di te: un occhio che vede (Avoth 2). L’uomo ha il permesso di fare quello che vuole, ma dovrà rendere conto di tutto: poiché il solo male è il male morale (etico), dovuto al cattivo uso della libertà da parte dell’uomo.

Il Male morale è dato dalle cattive scelte dell’uomo libero: il mondo non è un universo sistematico e ben determinato, ma un insieme di contraddizioni tra il bene e il male. D-o ha creato l’uomo con due istinti: l’istinto del bene (Yetzer HaTov) e l’istinto del male (Yetzer HaRah).
E prese, D-o, l’uomo e lo posò nel Giardino dell’Eden affinché lo lavorasse (sviluppasse) e lo custodisse (proteggesse).
– “E prese, D-o, l’uomo e lo posò”: lo incarico con parole amorevoli.
– “Giardino dell’Eden”: il posto migliore sulla faccia della terra.
– “affinché lo lavorasse (sviluppasse) e lo custodisse (proteggesse)”: nei versi precedenti è scritto che la natura si sviluppò spontaneamente rigogliosa grazie ai quattro fiumi per poter garantire cibo agli esseri viventi, compreso l’uomo. L’uomo quindi doveva solo “lavorare, servire” D-o, mettendo in pratica i comandamenti positivi delle Sue Leggi, e “custodirlo, osservando” i comandamenti negativi delle Sue Leggi.

E comandò, HaShem, Eloqim, all’uomo, dicendo: da ogni albero del giardino, mangiare mangerai.
– “E comandò”: legiferò: comandò di agire con giustizia e di istituire una legge sociale di uguaglianza tra le creature.
– “HaShem”: Il Nome (D-o), il TetraGramma (l’Eterno), il Nome Ineffabile, l’attributo di Amore di D-o. Nell’utilizzo di questo appellativo divino è implicita la proibizione di pronunciare Il Nome (il Shem HaShem) in vano (“Non invocare il Nome di HaShem, tuo Dio in vano”, Esodo 20).
– “Eloqim”: il Creatore e Giudice di tutto il Creato. Nell’utilizzo di questo appellativo divino è implicita la proibizione di commettere Idolatria (partendo proprio dai fenomeni naturali), “Non avrai altri Eloqim” (Esodo 20)
– “all’uomo”: proibizione di versare sangue (uccidere), “Chi sparge il sangue dell’uomo, dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di D-o Egli ha fatto l’uomo”, Genesi 9).
– “dicendo”: Proibizione adulterio e rapporti proibiti, “dicendo: Se un uomo ripudia la moglie ed ella si allontana da lui per appartenere a un altro, tornerà il primo ancora da lei? Quella terra non sarebbe tutta contaminata? E tu, che ti sei prostituita con molti amanti, osi tornare da me?…” (Geremia 3, 1)
– “da ogni albero del giardino”: qui è implicita la proibizione di rubare. “da tutti puoi mangiare, tranne…”.
– “mangiare mangerai”: mangerai quello che potrai mangiare. Qui è implicita la proibizione di mangiare la carne viva: la carne con il sangue (carne con la vita).

Da questo verso quindi si imparano le Sette Leggi di Adam, le sette leggi universali del genere umano (conosciute anche come Sette Leggi di Noach, dopo il Diluvio Universale). Un Etica Universale per l’umanità intera, rivelata da D-o all’uomo. Alcuni principi fondamentali validi per ogni essere umano. Cosa rende questi principi universali? Chi o cosa gli conferiscono questa autorità? La Rivelazione Divina. Se vogliamo considerare questi principi come validi per sempre e per tutti, dobbiamo necessariamente ammettere l’esistenza di una autorità etica sovrannaturale ed eterna. Solo questa autorità può essere la fonte di un’Etica Universale. Se quindi esistono dei principi etici assoluti e universali, come fonte di questi principi è necessario il soprannaturale. Un sistema etico universale e assoluto può essere tale solo se è fondato su una autorità universale e assoluta, soprannaturale ed eterna: D-o.

E dall’albero della conoscenza del bene e del male, non mangerai da esso, perché nel giorno in cui mangerai da esso, di morte morirai.

– “dall’albero della conoscenza del bene e del male”: può essere interpretato come “l’albero di colui che ha la conoscenza del bene e del male”. Ci sono persone che negano l’esistenza di un’etica universale, per esse la morale è relativa e soggettiva al tempo e allo spazio, non ci sono principi etici assoluti, l’etica e la morale sono un mero prodotto sociale. Questo genere di argomentazione fonda l’etica sociale su base razionale, di conseguenza a livello di logica razionale tutti gli assiomi sono arbitrari, compresi quelli dell’etica. Non può quindi esistere un sistema etico assoluto e universale sulla base della mera ragione, ma in ogni società e circostanza spazio temporale vige (o può vigere) un sistema etico differente.

Per quale motivo l’albero della conoscenza del bene e del male si chiama in questo modo? Solitamente si immagina che l’albero della conoscenza del bene e del male abbia avuto il potere di concedere la conoscenza del bene e del male ad Adam e Chavah. Ma se fosse veramente così sarebbe stato più logico chiamarlo “albero del bene e del male”. Si potrebbe invece interpretare come “l’albero di colui che possiede la conoscenza del bene e del male”.

Non è l’albero che concede la conoscenza del bene e del male, ma colui che ne mangia il frutto pretende di possedere la conoscenza del bene e del male. Adam e Chavah ricevono un solo comandamento (Mitzvah) da parte di D-o: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti”. Questa Mitzvah implica già il libero arbitrio dell’uomo: “potrai mangiare di tutti gli alberi”, “ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare”. L’uomo è libero di fare la sua scelta. Questo, in un certo senso, implica già la conoscenza della differenza tra il bene e il male: in questo caso il bene è l’osservanza del comandamento di D-o, il male è la trasgressione del comandamento di D-o. L’uomo è difronte alla libera scelta tra il bene e il male. Su questa base si deduce che la conoscenza del bene e del male era già parte della vita del primo uomo e della prima donna. Quale è il ruolo di questo albero simbolico? Secondo un’interpretazione l’albero della conoscenza del bene e del male ha questo nome proprio per via del fatto che colui che ne mangia, attraverso l’azione di trasgredire il comandamento divino, si arroga il diritto di ignorare il comandamento e di mettere da parte la legge di D-o, di ritenersi detentore della conoscenza di che cosa sia giusto o sbagliato, di che cosa sia bene o male, indipendentemente dal volere di D-o. Come dire che l’uomo si arroga il diritto di sapere sempre cosa sia bene e cosa sia male per sé stesso e per gli altri, indipendentemente dal comandamento di D-o. Ed è proprio quando l’uomo pretende di conoscere in assoluto che cosa sia bene e che cosa sia male per sé stesso e per il suo prossimo che iniziano i problemi.
– “non mangerai da esso, perché nel giorno in cui mangerai da esso, di morte morirai“: Proprio quando l’uomo crede di conoscere in assoluto il bene e il male, le conseguenze sociali si fanno pericolose. Ecco perché l’albero è chiamato “della conoscenza del bene e del male”. Infatti, le conseguenze di questo umanesimo esasperato, al punto da ignorare il comandamento di D-o, non tardano a farsi vedere: “Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male”. “Ma la terra era corrotta davanti a D-o e piena di violenza. D-o guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra”. Ecco che quando l’umanità si arroga il diritto di conoscere sempre che cosa sia il bene e che cosa sia il male per se stessa, ignorando il consiglio di D-o, la terra si riempie di violenza e tende ad autodistruggersi.

E vide la donna che l’albero era buono da mangiare, piacevole all’occhio e gradevole all’intelletto; ne prese il frutto e ne mangiò e ne diede a suo marito con lei e mangiò.

– “gradevole all’intelletto”: da qui si deduce che la donna, rifiutando le Leggi Etiche di D-o a priori, fonda l’etica e la morale solo su basi razionali (intelletto). Essa si arroga il diritto di conoscere sempre che cosa sia il bene e che cosa sia il male per sé stessa e per il suo prossimo, ignorando il consiglio di D-o.

E chiamò D-o l’uomo e gli disse: Dove sei?

– “dove sei?”: D-o chiede: a che livello morale è quindi giunto l’uomo? Poiché non tutto ciò che è razionale è necessariamente morale e non tutto ciò che è morale è necessariamente razionale. L’etica e la morale non sono necessariamente fondate sulla mera ragione. “Dove è l’uomo?”: il male morale è causato dal cattivo uso che l’uomo fa della propria libertà. Si ribadisce così anche il fatto che dal punto di vista ebraico il problema del male e della sofferenza non è tanto di ordine teologico, quanto etico: bisogna infatti, dinanzi alla sofferenza, chiamare in causa non D-o, ma l’uomo, evitando, per cercare la responsabilità divina, di dimenticare la responsabilità umana. In primo piano va posta la responsabilità degli uomini, di quegli uomini che hanno usato male la loro libertà. Non esiste una libertà che non abbia come punto di riferimento il rispetto e il mantenimento della dignità e della vita del prossimo. Abbiamo parlato dell’immagine divina che costituisce l’unicum dell’uomo: la necessità è allora quella di formulare una teoria etica che non possa mai sfociare nella persecuzione e nella soppressione della persona.
La somiglianza dell’uomo con D-o sta forse proprio nella suprema dignità della sua persona che non può essere impunemente offesa e umiliata, nel corpo o nello spirito, senza che venga direttamente offesa e umiliata l’immagine di D-o che risiede in ogni uomo.

Paolo Sciunnach, insegnante