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Israel…

Reduce dalla drammatica lotta con l’angelo che gli conferisce il nome di Israel, dopo aver superato indenne il temuto incontro con il fratelli Esaù, Giacobbe giunge finalmente in terra di Canan – “Quando tornò da Padan Aram, Giacobbe arrivò incolume alla città di Shekhem che si trovava nella terra di Canaan e si accampò di fronte alla città” (Genesi 33,18). Il midrash (T.B. Shabbat 33a) spiega che quando si stanziò in terra di Canaan, Giacobbe si prodigò per migliorare le condizioni di vita della popolazione, stabilendo moneta corrente, istituendo mercati dove si vendessero a prezzi accessibili le derrate alimentari essenziali e favorendo l’allestimento di bagni pubblici; si direbbero provvedimenti finalizzati allo sviluppo di attività commerciali non a scopo di lucro ma di pubblica utilità e alcuni servizi necessari per l’igiene e la salute della popolazione. Giacobbe, a quanto pare, avverte che portare il nome di Israel, realizzare la santità del nome dell’Eterno che reca su di sé, significa pure preoccuparsi che l’impronta divina che si trova in ogni essere umano possa essere preservata anche attraverso condizioni di vita che ne garantiscono la dignità e non lo espongono al degrado e alla mortificazione. Anche per questo impariamo da Giacobbe nostro patriarca la responsabilità di portare a testa alta il nome di Israel.

Giuseppe Momigliano, rabbino