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Società – Democrazia, malata globale

democracyMark A. Graber, Sanford Levinson, Mark Tushnet / CONSTITUTIONAL DEMOCRACY IN CRISIS? / Oxford University Press

Chi vuole sapere quale sia lo stato presente della democrazia nel mondo deve leggere questo libro. Esso raccoglie scritti dei maggiori costituzionalisti di molti Paesi e analizza le condizioni degli assetti democratici in tredici Paesi e in aree regionali (Asia, Africa, Sud America) cercando di rispondere alle domande ricorrenti relative alla loro crisi. L’Italia è assente. Gli autori indagano la nozione di crisi, i suoi segni, i suoi fattori. Osservano che si riscontrano erosione, retrogressione, recessione, destabilizzazione, declino, decomposizione, collasso, a seconda dei Paesi. La democrazia è dovunque in cattiva salute, ma la malattia ha un grado diverso di sviluppo. La crisi della democrazia non matura alla stessa velocità in ogni Paese. I segni e i fattori di crisi sono molti: un minor numero di Stati adotta regimi democratici, mentre altri regrediscono verso sistemi autoritari; le basi tradizionali e i modelli classici di democrazia si indeboliscono; aumentano le minacce esterne (terrorismo, fondamentalismo religioso, emigrazioni, populismo, etnocentrismo, razzismo) e gli errori interni dei politici democratici; si affacciano emergenze, che inducono ad adottare stati di eccezione; diventano evanescenti i partiti; emergono nuove divisioni, come quella tra nazionalisti e sostenitori del cosmopolitismo; aumentano le diseguaglianze e le conseguenti rabbie e paure; decadono le élite; diminuisce la fiducia nei governi; aumenta la polarizzazione, e quindi le azioni politiche sono meno consensuali. Il quadro della crisi (ma si dovrebbe parlare delle crisi, al plurale) è molto diverso. Se essa è molto sentita negli Usa, il Canada mostra una grande resilienza della democrazia. Questa, in Messico, ha una malattia cronica, mentre il Venezuela slitta verso l’autoritarismo. Il Regno Unito paga i costi dell’ambiguità del suo parlamentarismo, mentre la Francia registra l’implosione del sistema dei partiti. La democrazia spagnola è scossa dalla secessione catalana, mentre quella del Sud Africa lo è dalla corruzione. In Turchia si è affermato un sistema autoritario, senza colpi di Stato e furtivamente. In Israele la democrazia liberale è sotto attacco in nome di una sua versione puramente procedurale e maggioritaria. In India la democrazia è in pericolo a causa della erosione della secolarizzazione e della diffusione di orientamenti a base religiosa. L’Australia sta sperimentando la resurrezione del partito illiberale di destra e populista. Infine, l’Africa subsahariana è scossa da conflitti violenti e sospensioni delle costituzioni, o rispetto della sola forma costituzionale, mentre i regimi affermatisi in Asia mostrano quanto siano importanti stabilità e buona performance dei regimi politici. Questo solo un assaggio dei diversi modi in cui si presenta la crisi della democrazia. Molti i rimedi indicati. Quello classico, indicato da Tocqueville, di assicurare la recuperabilità degli errori. Quello di aumentare i filtri dei “sentimenti” popolari e il frazionamento dei poteri. Quello di aumentare i corpi intermedi e la trasparenza. Quello di rispettare le regole del gioco e le regole procedurali, nonché l'”accommodation”. Non da ultimo, quello di non dimenticare la componente liberale della democrazia, che non consiste solo di elezioni, ma anche di rispetto dei diritti fondamentali, a partire da quelli di associazione e di manifestazione del pensiero. Alla luce di queste analisi, quali gli elementi essenziali del malessere democratico in Italia? In primo luogo, l’uscita di scena dei partiti organizzazione, sostituiti da movimenti di sostenitori di un leader. Poi, la pochezza dei contrappesi, a cui si aggiunge la evanescenza delle opposizioni. In terzo luogo, la incoltura politico-amministrativa generale, che si riflette sulla classe dirigente, con risultati che sono ogni giorno sotto gli occhi di tutti.

Sabino Cassese, Il Sole 24 Ore Domenica, 25 novembre 2018