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Da Vienna fino ad Amsterdam,
misticismo ebraico in mostra

Vienna e Amsterdam. L’alleanza strategica fra due grandi musei ebraici europei entra sulla scena culturale con un primo risultato fortemente spettacolare. La grande mostra dedicata alla Kabbalah che ha da poco aperto i battenti nella capitale austriaca e proseguirà poi in primavera in olanda contrassegnerà tutta la stagione culturale ebraica di questi mesi. Il tema pesca nel profondo dell’inesauribile patrimonio dell’ebraismo e ammicca al tempo stesso alla società contemporanea, al bisogno universale espresso da tante componenti dell’opinione pubblica di trovare nell’orizzonte ebraico un ancoraggio sicuro. Mistica, interpretazione biblica, visione della vita da una diversa prospettiva. E quel tocco affascinante che emana una scuola di pensiero e di vita che ha saputo disseminare nei secoli frammenti di identità a volte ben celati ma sempre pronti a tornare in superficie.
“Da quando Madonna, David e Victoria Beckham, Demi Moore e Naomi Campbell hanno scoperto la Kabbalah come un surrogato religioso – commenta la direttrice del Museo ebraico di Vienna Danielle Spera – il misticismo ebraico, che era frequentato in passato solo da pochi iniziati, è divenuto un trend delle mode culturali. Il braccialetto rosso è un segno comune sulla scena hip e fashion, nonostante il fatto che solo pochissime persone hanno mai accostato sul serio il fenomeno della Kabbalah o abbiano una vaga idea di cosa si tratti”.
La sfida è chiara: mettere in connessione la superficialità emotiva dei fenomeni culturali di tendenza con l’essenza di una antichissima tradizione interpretativa biblica. E fare stare tutto ciò in una mostra in cui possano coesistere testimonianze preziose e uniche e David Bowie.
“Sulla Kabbalah – continua Spera – si è scritto moltissimo. Ma mancava ancora una chiara ricognizione dall’inizio degli insegnamenti cabalistici fino ai tempi nostri. Una panoramica capace di offrire una introduzione alla portata di tutti per un soggetto molto complesso. Abbiamo puntato con questa esposizione all’offerta di una comprensione generale dei principi di base della Kabbalah e del suo sviluppo fino ai tempi attuali”.
“Quando – aggiunge la direttrice del museo viennese – Emile Schrijver dello Joods Historich Museum di Amsterdam mi ha proposto di unire le forze per puntare a questo traguardo non ho esitato nemmeno un momento. Perché ho pensato che precisamente questo deve essere il nostro ruolo. Sono orgogliosa del fatto che le nostre due istituzioni abbiano potuto fondere i propri gruppi di lavoro e siano riuscite a produrre questa esposizione e un grande catalogo comune dedicato all’evento che può davvero costituire in quanto tale un’opera introduttiva all’universo della Kabbalah. In questo modo speriamo di riempire il vasto divario che esiste fra la ricerca culturale e scientifica rigorosa e la necessità di presentare la cultura ebraica al grande pubblico”.
Al di là di quello che fa spettacolo o fa arte, la mostra consente anche ai non addetti ai lavori di comprendere bene gli snodi che dallo Zohar alla fioritura spagnola hanno segnato l’itinerario della Kabbalah. Diversi scritti cabalistici sono apparsi durante i secoli, spesso offrendo visioni e interpretazioni contraddittorie e hanno dato vita a differenti scuole di pensiero. Deviando dal pensiero religioso tradizionale non si conosce dogma né pensiero teologico autorizzato e le testimonianze raccolte nella mostra danno tangibile segno di quanto gli insegnamenti cabalistici si siano lasciati permeare attraverso i secoli da personalità diverse e da movimenti apparentemente in contrasto fra loro. Dalla Galilea del sedicesimo secolo da cui vennero i contributi fondamentali alla visione cabalistica della Creazione e dell’eternità, alla cosiddetta Cabala cristiana, agli elementi incorporati nel Hassidismo est europeo, al declino apparente del diciannovesimo secolo di fronte alle forze del razionalismo fino alla riscoperta di Gershom Scholem. Un percorso emozionante e affascinante si dipana attraverso le sale della mostra. I prestiti forse irripetibili fanno sì che nelle stesse sale si trovino testimonianze preziosissime e opere d’arte contemporanea.
La biblioteca Etz Haym di Amsterdam ha messo a disposizione la commovente prima edizione di Mantova dello Zohar, me in mostra appaiono anche le rarissime edizioni di altri cabalisti italiani come quelle che contengono gli insegnamenti del mitico allievo di Itzhak Luria Haym Vital. Ma la Kabbalah ha sempre costituito anche un motivo di ispirazione per la creazione artistica e continua ad affascinare artisti ebrei e non ebrei. Per questo il Museo ebraico di Vienna ha scelto per il manifesto che annuncia la mostra come un evento di primo piano nella stagione culturale della città danubiana la cover di un album – Station to Station, del 1975 – che richiama il “Keter to Malkuth” di David Bowie. Il cantante ritratto da Steve Schapiro traccia un Etz Chaim, un albero della vita. Il potenziale universale della Kabbalah e la sua storia possono essere letti come una componente integrale dell’eredità culturale europea. E il celebre testo di Bowie (“It’s too late to be grateful / It’s to late to be late again / It’s too late to be hateful / The European canon is near”) esce dal consume della cultura popolare per entrare nell’eternità.

Dossier Kabbalah, Pagine Ebraiche Dicembre 2018