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…gratificazione

Quando, preso nel turbine vorticoso della casualità, ti ritrovi a fare l’opinionista settimanale e a contribuire da tre a quattrocento ‘opinioni’ in una decina d’anni, capita che ti possa cogliere dubbio che ciò che esprimi oggi abbia davvero senso sulla base dell’ieri e, soprattutto, in una prospettiva futura, che quel senso duri almeno più di una fulminea settimana. L’ansia ti fa, cioè, sperare che il tempo non smentisca a breve ciò per cui hai impegnato, almeno con te stesso, la tua credibilità. Fortunatamente, nel gioco delle opinioni, c’è sempre spazio un po’ per tutti, e la realtà è così mobile e varia – spesso dolorosamente varia – che tutti hanno sempre ragione e nessuno ha mai torto. O almeno così piace a ciascuno di noi pensare.
In questo alternarsi di ansie, dubbi e rare conferme, è piacevole constatare che una fonte autorevole, una volta tanto, corrobora una tua opinione. Mi riferisco al titolo di ‘uomo dell’anno’ conferito, nientemeno che dal Financial Times, a George Soros, il filantropo democratico-liberale (ebreo americano di origine ungherese), tanto discusso e tanto vituperato per motivi politici e di antisemitismo insieme. Non amato per le sue posizioni e per il carattere delle sue politiche filantropiche da molti capi di governo, fra i quali Netanyahu, Orbàn e il nostro Salvini.
Il Financial Times, va detto, è un autorevolissimo giornale economico-finanziario, non aprioristicamente schierato.
Mi godo dunque i miei cinque minuti di gratificazione.

Dario Calimani, Università di Venezia