…identità

Dal peregrinare fuori dall’Egitto che si annuncia da qui a due settimane, emergono due condizioni: si va nella terra di nessuno, perché ancora non si è nulla; si aspira a arrivare in un luogo perché così si sa di essere qualcuno.
In questa dimensione dove non si sa se a prevalere sia la misura del tempo (quante generazioni si devono consumare per diventare qualcuno?) o quella dello spazio (quante strade bisogna percorrere e quante prove occorre passare per sapere di essere qualcuno?), alla fine la vera dimensione con cui bisogna prendere confidenza è che nella storia “si diventa” (ovvero: “si cambia”), solo a patto di affrontare uno scontro (anche fisico) con una parte di sé.
Alla méta non si arriva mai tutti. Una volta conseguito il fine, il giro riprende, e la partita di nuovo ricomincia. L’identità è sempre un dato provvisorio.

David Bidussa, storico sociale delle idee

(7 gennaio 2019)