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Milano – Mai più, oltre la retorica

20190129_111145“Sentendo parlare oggi di influencer, vorrei poter influenzare voi giovani sul significato della Memoria: noi non siamo qua solo a ricordare ma il tutto deve servirci a riflettere sul presente e sul futuro”. E soprattutto, a credere nell’Europa unita, nata sulle ceneri di Auschwitz. È il messaggio del sindaco di Milano Giuseppe Sala in occasione delle celebrazioni ufficiali in Comune, in Sala Alessi, del Giorno della Memoria. Un appuntamento intitolato “Mai più, gli ex deportati e i partigiani l’hanno giurato”, che ha vista la partecipazione di tanti studenti delle scuole milanesi. “La nostra città è fatta di memoria e di futuro. Ricordare è fondamentale e insieme a voi, ragazze e ragazzi, dobbiamo costruire una Milano aperta, democratica e tollerante”, il messaggio del sindaco in una giornata aperta dalla tradizionale deposizione delle corone alla lapide che ricorda le torture di partigiani, resistenti ed ebrei all’ex Albergo Regina Quartiere, che fu quartier Generale della Gestapo. A partecipare alla cerimonia, assieme al presidente del Consiglio comunale di Milano Lamberto Bertolè, il presidente della Comunità ebraica di Milano Milo Hasbani, il vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Giorgio Mortara, il presidente del Memoriale della Shoah di Milano Roberto Jarach e il presidente dell’Anpi Milano Roberto Cenati. Anche in questo caso, grande attenzione ai giovani, al centro di tante delle iniziative per la Memoria organizzate in città e a cui sono rivolte le parole dello storico David Bidussa ricordate in sala Alessi da Floriana Maris, presidente della fondazione Memoria della Deportazione: “Quando rimarremo soli a raccontare l’orrore della Shoah, non basterà dire ‘Mai piú!’ né rifugiarsi tra le convenzioni della retorica. Serviranno gli strumenti della storia e la capacità di superare i riti consolatori della memoria”, scriveva Bidussa nel suo libro Dopo l’ultimo testimone (Einaudi). E significativo che alla cerimonia in Comune siano stati due figli di perseguitati dal nazifascismo a prendere la parola: Giuliano Banfi, figlio di Gian Luigi, assassinato a Mauthausen, e Gadi Schoenheit, figlio di Franco, sopravvissuto a Buchenwald. “Il nostro paese non ha fatto i conti con la storia – ha sottolineato Schoenheit, Consigliere della Comunità ebraica di Milano – Se guardate il video di Mussolini in piazza dell’Unità a Trieste nel 1938 quello che vi deve
impressionare non sono le sue parole, non è l’annuncio delle Leggi razziste ma l’ovazione della gente. Un piazza piena plaudente. Con quell’applauso non abbiamo ancora fatto i conti”.
Più volte citata nei discorsi, la senatrice a vita Liliana Segre di cui Carlo Borghetti, vicepresidente del Consiglio regionale, ha ricordato il monito a non rimanere indifferenti davanti alla sofferenza altrui. “I Crimini fascisti e nazisti non perdano mai il valore di monito per le future generazioni e, come ci ha ricordato Liliana Segre, davanti a quanto accade attorno a noi non cadiamo nell’indifferenza”.

d.r.