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La Memoria dei ragazzi

sara valentina di palmaAscoltano attenti, gli studenti del Liceo Classico Minghetti di Bologna che hanno deciso di partecipare al seminario su infanzia e Shoah nell’ambito delle iniziative per il Giorno della Memoria. Sono anche preparati, qualcuno interviene schierandosi nel dibattito su intenzionalismo e funzionalismo, altri, incalzati dal professore di filosofia, sull’assenza di Dio ad Auschwitz e sull’adattamento al male. Perdono le parole, lucidi gli occhi, di fronte alla spietata denuncia di Dawid Sierakowiak, il quale già due anni prima di morire di consunzione, la cosiddetta ‘malattia del ghetto’, descriveva con sarcastica lucidità la fame nel ghetto di Łódź, il venir meno delle forze, gli svenimenti, la disperazione (Il diario di Dawid Sierakowiak: cinque quaderni dal ghetto di Lodz, Einaudi 2008): quanto può resistere un adolescente che sembra essere sul punto di morire?
Di resilienza raccontano invece i bambini di una quinta elementare che hanno partecipato ad un laboratorio ideato partendo dalla lettura di Otto, autobiografia di un orsacchiotto di Tomi Ungerer (Mondadori, 2003): come le piante che cercano di crescere orientandosi verso la luce, dicono, questa è la resilienza che ha permesso ai bambini di adattarsi e, in qualche modo, sopravvivere. Attraverso tutta quella violenza.
Proprio la percezione infantile della violenza colpisce: non sono toccati da spari ed uccisioni, come si penserebbe davanti all’omicidio visto dal piccolo Guido Cava bambino nel docu-film Figli del destino, trasmesso in prima serata su Raiuno lo scorso 23 gennaio, per la regia di Francesco Miccichè e Marco Spagnoli: sono purtroppo avvezzi alla sovraesposizione mediatica del voyeurismo da cronaca nera. Restano, invece, interdetti davanti alle immagini dell’intimità domestica violata nella casa di Liliana Segre, alla brutalità di estranei sprezzanti che con noncuranza gettano fotografie in terra e frugano nei cassetti.
I lager sembrano invece una realtà remota ed appartenente ad altri mondi, riflettono in una quinta della scuola primaria Marino Marini a Pistoia, ma quando si accostano ai disegni dei bambini del ghetto di Terezín si interrogano, davvero Helga poteva regalare alla sua amica Franzi, per il quattordicesimo compleanno, solo un disegno? Il suo ultimo dono, perché Franzi sarebbe stata assassinata a Birkenau prima di compiere quindici anni. Il sogno espresso nel disegno, di passeggiare insieme nel dopoguerra in una Praga dai colori vividi e brillanti, accanto ai propri bambini, sarebbe rimasto irrealizzato. Le immagini di Helga Weissová restituiscono invece desideri e realtà della vita in ghetto, ed in fondo quei bambini, considerano ora, non erano poi tanto diversi nel desiderare di costruire un fantoccio di neve o scivolare su uno slittino. Mostrano con orgoglio i documenti della loro scuola, registri di classe e svolgimenti di temi sulla vita del ‘nostro duce’: era molto importante, spiegano, obbedire alla maestra ed essere molto puliti, scrivere con bella grafia e conoscere la storia – solo una parte della storia, e neppure tutta vera, sottolineano. Grazie.
In seconda classe della scuola primaria Carradori di Pistoia hanno lavorato su L’albero di Anne (Irène Cohen-Janca, Orecchioacerbo 2009). La storia de La portinaia Apollonia (Lia Levi, Orecchioacerbo 2005) letta l’anno precedente in prima era bella, non faceva paura, questa è pure bella ma Anne Frank muore e solo l’albero ne trasmette la memoria. No, anche il suo diario arrivato sino a noi. Promesso, leggeremo un’altra storia, il prossimo anno.

Sara Valentina Di Palma