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MEMORIA La denuncia di Elie Wiesel contro chi non agì

wieselElie Wiesel / IL MONDO SAPEVA / Giuntina

Nell’ottobre del 1999, nell’aula magna dell’Università di Friburgo in Svizzera, Elie Wiesel pronuncia un discorso incentrato sul rapporto tra passato e futuro, dal quale emerge l’interrogativo: come fare i conti con un passato gravido di orrori come quello dell’Europa del Novecento? Che fare dei cumuli di cadaveri, dei bambini assassinati, della complicità silenziosa di chi sapeva ed è rimasto a guardare? Questo discorso del grande autore, testimone della Shoah e premio Nobel per la Pace nel 1986, rappresenta un formidabile appello a resistere alla tentazione della violenza e alla banalizzazione della memoria. E sullo sfondo Wiesel ci pone una domanda, terribile e attuale: se Auschwitz non è riuscito a eliminare l’ingiustizia, cosa potrà riuscirci?

Il testo, finora inedito in Italia, è ora pubblicato da Giuntina, in un agile volume di ottanta pagine, dal titolo “Il mondo sapeva. La Shoah e il nuovo millennio”.

Scrive l’autore: “All’epoca non sapevamo. Non sapevamo che il mondo libero sapeva. Altrimenti, credetemi, non avremmo potuto resistere. Eppure, sapevano. Roosevelt sapeva. Churchill sapeva. In Vaticano sapevano. Qui, da voi, in questo paese neutrale, sapevate. E i vostri predecessori, amici miei – perché vi considero miei amici – anche i vostri predecessori sapevano.”

E ancora:

“Negli ultimi tempi, il testimone che è in me si sente sottoposto a una dura prova: la sua testimonianza è stata accolta? La tragicità del messaggero di Kafka consiste nella sua impossibilità a trasmettere il messaggio; la tragedia del sopravvissuto è forse dovuta al fatto che lui, o lei, ha creduto di dover portare la sua testimonianza eppure il mondo è rimasto immutato. Peggio: ovunque, e a tutti i livelli, il suo messaggio è stato banalizzato, commercializzato, corrotto. Siamo onesti, siamo sinceri, diciamolo, perché è la verità: il termine ‘Shoah’, che così debolmente chiamiamo ‘Olocausto’, non è forse stato usurpato da tutti coloro che, a giusto titolo, denunciano una qualunque forma di ingiustizia?”

Le domande che pone e si pone Elie Wiesel sono al centro di una profonda riflessione sulla Shoah e sul senso della Memoria.

Il libro, in italiano con testo a fronte in francese, è curato da Sibilla Destefani.

Marco Di Porto