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La testimonianza di Liliana Segre
“I giovani, antidoto al dolore”

Per una volta il suo pubblico non è composto da giovani cui da trent’anni si rivolge nelle scuole, nelle università, nei teatri.
Ospite dell’Accademia Nazionale dei Lincei e del suo presidente Giorgio Parisi, la Testimone della Shoah e senatrice a vita Liliana Segre idealmente però parla ancora a loro. Ma non solo. Nuovi messaggi, nuove parole contro l’odio in un momento segnato, come riconoscerà a fine incontro l’ambasciatore francese Christian Masset, dal ritorno sulla scena di parole e comportamenti malati che in Francia e un po’ in tutta Europa suscitano inquietudine.
“Avendo visto i frutti dell’odio, il mio impegno è quello di essere ambasciatrice di pace e speranza” esordisce la Testimone, la cui lezione aveva come titolo “Il futuro della Memoria”.
“Sono anni – ha spiegato poi – che incontro i giovani. I loro scritti, le loro emozioni sono come un balsamo per ferite che non chiuderanno mai, ma che si possono comunque lenire. Per noi, pochi rimasti, sempre in prima linea, non è poco”.
Parte dalle Leggi razziste, dall’espulsione da scuola, per arrivare al tentativo di espatrio in Svizzera fallito, alla cattura, alla deportazione nel lager, alla fine dell’incubo dopo durissime prove.
“Nel raccontare la Shoah – sottolinea – non bisogna aver paura di soffermarsi su dettagli luridi. Del secchio per i bisogni che condividevamo nel vagone, ad esempio. Sono dettagli importanti. Perché mentre conosciamo un po’ tutti le storie più note, talvolta ci dimentichiamo che il percorso per togliere la dignità umana comincia proprio da un secchio”. Una consapevolezza che, osserva, “è fondamentale per il futuro della Memoria”.
Un racconto, quello della Segre, che alla propria esperienza personale affianca i temi di più stretta attualità. Come l’annunciata apertura dell’archivio segreto relativo all’operato di Pio XII. “Dovremo aspettare ancora un anno. Evidentemente è passato troppo poco tempo da allora” ironizza amara la senatrice a vita. Comunque un momento importante, aggiunge, “perché la verità è regina, mentre spesso ha regnato la bugia, che è parente dell’indifferenza”.
In uno dei passaggi più significativi la Testimone milanese parla del suo rifiuto di tornare ad Auschwitz e anche delle preoccupazioni che talvolta la accompagnano a proposito dei Viaggi della Memoria nei luoghi dell’orrore. “Spesso sento dire dai ragazzi: ‘Abbiamo fatto la gita ad Auschwitz’. Ma questo non è possibile, il concetto di gita io lo collego con località come Lucca, Spoleto, Cortina. Ad Auschwitz le gite non si fanno, molto meglio non andarci se quello è lo spirito. Nel lager ci si va in pellegrinaggio, senza aver mangiato per 12 ore, possibilmente un po’ leggeri se è inverno”.
Delle conseguenze della persecuzione Segre ha parlato anche ieri, nel corso del convegno “Stragi e deportazioni nazifasciste: per la giustizia e contro l’ambiguità” svoltosi a Palazzo Madama su iniziativa della Fondazione per la critica sociale con l’intervento in apertura della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.
“Le stragi naziste e fasciste – ha affermato in questa circostanza la presidente Casellati – rappresentano una delle pagine più tristi e drammatiche che l’Italia ha conosciuto nel Novecento. Grazie alla coraggiosa e tenace opera di divulgazione dei sopravvissuti e dei testimoni della tragedia dell’Olocausto, l’Italia ha saputo compiere significativi passi avanti verso un’effettiva e sostanziale verità storica. E la verità storica è uno dei pilastri su cui si fonda la nostra Repubblica, il nostro vivere comunitario, il nostro Stato di diritto”.
“Le sottovalutazioni del passato – ha poi aggiunto – non si devono più ripetere. Gli ultimi recenti fatti di cronaca, in Francia, Argentina e non solo, sono un monito a non abbassare mai la guardia rispetto a qualsiasi atteggiamento negazionista o giustificazionista”.
A confrontarsi sul tema anche Domenico Gallo, presidente di sezione della Corte di cassazione; Giuseppe Tesauro, presidente emerito della Corte costituzionale; Tullio Scovazzi, professore all’Università Milano-Bicocca; il magistrato Luca Baiada.
L’evento aveva il patrocinio UCEI.

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(8 marzo 2019)