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Primo Levi, tra sacro e profano

Fioco e profano sono aggettivi che ritornano spesso nell’opera di Primo Levi. “Fioco non significa debole o fiacco, quanto piuttosto mite; ma anche tenue, sommesso, difficile da intercettare. Profano è l’inesperto, chi non ha una lunga pratica in certe cose, il non-specialista. Il profano è vagamente imparentato con il dilettante, colui che fa le cose per gioco. Il dilettante si diletta ovunque, il profano soltanto davanti al Tempio, ‘invece di penetrarvi’ (Sp, I, 904). In questo senso ‘fioca e un po’ profana’ si può definire la voce di Levi quando si confronta con la Scrittura biblica e, in generale, con le tradizioni del popolo ebraico” sottolinea Alberto Cavaglion, professore di Storia dell’Ebraismo presso l’Università di Firenze e tra i massimi studiosi del grande intellettuale e Testimone di cui ha sviscerato, assieme a Paola Valabrega, gli spunti più interessanti in questo senso nella recente nona Lezione Primo Levi.
Nel centenario della nascita, Cavaglion e Valabrega sono stati invitati a ripercorrere i temi di quello studio presso l’Aula Magna dell’Università di Pisa, nel corso di un incontro organizzato dallo stesso ateneo d’intesa con il Centro Primo Levi di Torino. Appuntamento a questo venerdì alle 15, presso l’Aula Magna di Palazzo Matteucci.

(27 marzo 2019)