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Torino, il presidente Dario Disegni
“Una Comunità unita”

Dario DisegniContinuità nelle modalità di dialogo, impegno verso un maggior coinvolgimento degli iscritti, sguardo rivolto ai più giovani. Sono questi i macro obiettivi che il presidente della Comunità ebraica di Torino Dario Disegni, rieletto all’unanimità dal nuovo Consiglio, si pone assieme alla sua squadra di lavoro.
Si rinnova così il suo impegno, già consolidato nel precedente mandato, come figura super partes in rappresentanza e in tutela degli interessi di tutti gli iscritti, in un’ottica ancora una volta di superamento di passate tensioni interne tra le varie componenti della realtà ebraica torinese. Disegni consolida così la propria posizione, che si affianca ai ruoli di responsabilità nel mondo delle istituzioni culturali e museali: la presidenza del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah (Meis), della Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia Onlus, e del neonato Comitato Nazionale per le Celebrazioni Centenario della nascita di Primo Levi.

Di nuovo una corsa in solitaria nella lista che già dal nome sottolinea lo spirito di questa presidenza, come è nata l’idea di Com-Unità?
Come per il primo mandato, non mi ero candidato, ma sono stato invitato da entrambe le liste, Anavim e Beiachad, a rivestire un ruolo di garante super partes in funzione di un superamento di lacerazioni all’interno della Comunità. Un compito che non si poteva rifiutare. Tra gli obiettivi del primo mandato c’era appunto quello di ricucire e ricreare condizioni di maggior serenità, importante traguardo che si è aggiunto al prioritario risanamento del bilancio, alla riorganizzazione delle strutture e degli uffici, oltre al tentativo di voler dare più voce alla comunità tra le istituzioni cittadine.

In che modo l’operato del primo mandato e gli obiettivi raggiunti si innesteranno sul secondo?
La linea di lavoro si riconferma la stessa, da intendersi in continuità rispetto ai passati quattro anni, ma allo stesso tempo in crescita, proprio perché siamo riusciti a creare le condizioni di base per poterci poi concentrare su altre priorità: in prima battuta si punterà ad un maggior coinvolgimento di iscritti e non iscritti nella vita comunitaria. Un obiettivo ambizioso che proveremo a raggiungere strutturando uno spettro molto articolato di servizi di elevata qualità: dal culto fino all’assistenza a persone disagiate, per esempio, o ancora aumentando le iniziative di carattere sociale, come già si è sperimentato in questi anni attraverso l’organizzazione di sedarim di Pesach e Rosh Hashanah.

La Comunità di Torino oggi rispetto a quattro anni fa: cos’è cambiato?
Si può sicuramente parlare di un cambio di panorama e di un contesto molto diversi rispetto al passato. L’operato del Consiglio precedente è stato la dimostrazione di una reale cucitura di lacerazioni passate: si è infatti contraddistinto per l’adozione di un confronto proficuo e dialogico. Lo dimostra il fatto che durante il mio primo mandato tutte le delibere siano state approvate all’unanimità, dato che non va tradotto con l’assenza di dibattito, ma semmai con il prevalere di un’ottima dialettica.

Era quindi pensabile per queste elezioni il superamento delle due liste?
In realtà il voto per lista è previsto solo per le grandi comunità, come nel caso di Roma. Le liste nel caso di Torino sono soltanto aggregazioni: si votano infatti le singole persone, sulla scia della consolidata tendenza alla personalizzazione delle scelte di voto. Tuttavia, nonostante si fosse discusso a lungo sull’idea del superamento delle liste, si è poi optato per il loro mantenimento in ottica di una dialettica più stimolante per gli elettori, rispetto all’offerta di un unico elenco tra cui scegliere. Va anche detto che le due liste non rappresentavano due dimensioni polarizzate, ma semmai sfumature.

Più presidenze in contemporanea: come convivono i molteplici ruoli istituzionali?
Le diverse cariche non entrano in conflitto, anzi, si sommano, garantendo un ruolo e una visibilità maggiore alla comunità torinese a livello nazionale. L’operato che si innesta su queste differenti presidenze si traduce in molteplici iniziative con ricadute dirette sull’ambiente piemontese. Inoltre, quest’ultima rielezione alla guida della Comunità si traduce in un grande privilegio e senso di responsabilità. Una responsabilità che deriva da una storia lavorativa costellata di relazioni istituzionali, che oggi mi permette ancora di più di poter consolidare un’indole personale con l’esperienza.

La comunità di Torino e i suoi giovani: come affrontare un nodo così cruciale?
Dal punto di vista demografico la comunità conto un numero assai ridotto di giovani, complice anche la crisi economica e la tendenza sempre più diffusa a spostarsi verso centri internazionali per una maggiore offerta formativa e lavorativa. Detto ciò lo scorso quadriennio si poteva fare di più e meglio. È vero anche che durante quest’ultimo anno si è assistito alla rinascita del GET e dei movimenti giovanili, alla cui direzione si stanno affacciando giovani molto motivati e volenterosi. In ogni caso rimane centrale pensare anche al ricambio generazionale nei prossimi anni con l’inserimento di giovani all’interno delle cariche di Consiglio e nella dirigenza. Si tratta di un passo molto importante, che non si può tradurre in un ricambio tout court, ma va inquadrato in una fase di transizione intesa come sommatoria di competenze, iniziative e prospettive all’insegna di un dialogo inter e intra generazionale. Da questo punto di vista si potrebbe individuare come punto di partenza l’organizzazione congiunta di eventi culturali, sempre molto numerosi e variegati, puntando ad un coinvolgimento in prima persona anche dal lato contenutistico. Infine ciascun consigliere sarà chiamato a presentare nella prossima riunione di Consiglio (metà maggio) una propria squadra di collaboratori a cui vengono assegnati incarichi specifici, al fine di garantire quanto più possibile un coinvolgimento e una rappresentanza di tutte le fasce di giovani, dai giovanissimi 18-29, ai giovani 30-50 anni.

Alice Fubini