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CDEC e Comunità ebraica di Venezia
Libri salvati, libri per il futuro

Libri che affrontano temi relativi alla storia, cultura e tradizione ebraica italiana. Testi di valore caduti nell’oblio ma anche sentieri minori, titoli usciti dal catalogo, manoscritti inediti e frammenti postumi per permettere al lettore di riscoprire fonti di cui si è quasi persa la cognizione e riflettere su importanti momenti ed eventi dell’ebraismo italiano che talvolta o spesso hanno anche oltrepassato il confine della penisola. Memoria del Novecento, ma anche sguardo al futuro.
È nata “Scale matte”, una nuova collana editoriale che vede la collaborazione di Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, Comunità ebraica di Venezia e dell’editore Il Prato. Una sfida che, sottolinea il direttore della Fondazione Cdec Gadi Luzzatto Voghera, vuol riportare al centro “volumi ancora freschi, le cui pagine ci stimolano e interrogano; libri che hanno ancora un valore nel presente”. Un’operazione di alto profilo e dal peso simbolico rilevante che nasce dagli scaffali della biblioteca Renato Maestro, di cui per anni lo stesso Luzzatto Voghera è stato direttore, e da un sogno condiviso diverso tempo fa con Paolo Navarro Dina, giornalista del quotidiano locale Il Gazzettino e Consigliere della Comunità ebraica veneziana. Un progetto rimasto in un cassetto fino all’anno scorso, quando è stato ripreso in mano e implementato grazie al contributo aggiuntivo di Stefania Roncolato del Cdec. Decisive a quel punto anche l’intraprendenza e la sensibilità dimostrate dall’editore Luca Parisato, che ha accettato di promuovere e distribuire la collana. A convincerlo il significato di un’impresa che, riflette, “contiene precisi obiettivi di politica culturale in un momento in cui è necessario ragionare sui valori storici e diffonderli anche attraverso il mezzo rivoluzionario del libro a stampa”. Perché Scale Matte? È un termine, viene spiegato dai curatori, che deriva dall’espressione con cui è chiamato l’alto edificio che si trova nel ghetto di Venezia vicino alla sinagoga spagnola e che ha, nel vasto interno, una lunga serie di scaloni. Un luogo quindi simbolo di Venezia e degli ebrei lagunari.
I primi tre volumi pubblicati si annunciano di grande interesse: Storia degli ebrei italiani nel Levante, di Attilio Milano, che si apre con la prefazione scritta da Francesca Trivellato (edizione originale a cura della Casa editrice Israel e stampa nel 1948); Si può stampare. Pagine vissute 1938-1945, di Silvia Lombroso, con prefazione di Alberto Cavaglion (edizione originale Dalmatia editrice, 1945) e Venezia ebraica, del rav Adolfo Ottolenghi, con prefazione di Giovanni Levi. Una raccolta di scritti, quest’ultima, che fu pubblicata negli anni ’30 del Novecento da quella che fu una figura di riferimento della Comunità per oltre 30 anni e che è oggi possibile riscoprire attraverso i suoi pensieri. Un Maestro che lasciò un segno lungo tutto il suo magistero e che nel ‘44, dopo la cattura e l’imprigionamento alla Risiera di San Sabba fu poi mandato (per non farvi ritorno) ad Auschwitz. Contestualmente a queste prime tre uscite, riferisce Luzzatto Voghera, la famiglia Milano ha donato il proprio archivio alla biblioteca e ha permesso l’apertura di un bando di ricerca dedicato all’approfondimento delle pubblicazioni che sono state affidate.
“L’archivio della nostra biblioteca costituisce una miniera formidabile di spunti. Un materiale in larga parte da riscoprire e valorizzare” sottolinea Navarro Dina, esprimendo l’ambizione di far leva su nuove possibilità di circuitazione dei volumi che sono stati stampati e si andranno a stampare. “È arrivato il momento – prosegue – di riappropriarci di questi testi. Di renderli disponibili a tutti, di farne un patrimonio vivo che possa intercettare i lettori di oggi. Investire nei libri è sempre una cosa saggia. Specie quando si è una Comunità ebraica”.

(30 maggio 2019)