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Mahshevet Israel – Legge, giustizia, interpretazione

Uno dei termini con cui è possibile distinguere l’obbligo normativo da quello morale è costituito dall’endiadi di eteronomia ed autonomia. Nel primo caso l’imperativo sarebbe ricevuto da una data fonte autorevole. Nel secondo l’imperativo deriverebbe da un autonomo esercizio della ragione. Su questa linea di faglia, come spiega Moshe Halbertal (1997), diversi filosofi si sono divisi circa la natura da ascrivere all’ebraismo. Da una parte chi, a partire da Moritz Lazarus, si apprestava a “tradurre l’ebraismo” in assonanza alla nozione di morale fornita da Kant – respingendone al contempo la definizione da questi apportata dell’ebraismo come “religione eteronoma”. Traduzione il cui apice è individuato da Halbertal nel tentativo di ridurre “la religione [dat] all’etica [musar]”. Dall’altra chi, con Leibowitz, “accettò completamente” la definizione di Kant dell’ebraismo, riconoscendo quest’ultimo fondato “sull’obbedienza alla mizvà”. Di par suo Halbertal, facendo riferimento al ruolo dei midrashe Halakhà, sottolinea come, ancorché non in modo omogeneo, criteri morali anche esterni all’economia testuale della Torah scritta siano stati rilevanti per i Haza’l. Fatte salve le distinzioni tale interrogativo (prescrizione eteronoma vs. giudizio autonomo) interessa l’esperienza normativa più in generale – e proprio Halbertal, attraverso estesi riferimenti a filosofi del diritto come Dworkin, traccia un’analogia tra l’ermeneutica declinata in campo ebraico e quella che ha luogo in ambito giudiziale. A partire e al di là del caso ebraico è dunque possibile notare come l’autonomia della ragione è nelle condizioni di convivere con l’eteronomia della prescrizione, nelle condizioni e limiti in cui il sistema giuridico da cui questa deriva lo preveda. L’universo normativo è certamente una dimensione dove – per riprendere un’analisi del filosofo Amedeo Giovanni Conte – socio dell’Accademia dei Lincei e recentemente scomparso – si vive in funzione e in conformità a regole (Conte parla di nomotropismo), dunque su una base eteronoma. Tuttavia proprio quelle norme che guidano la nostra vita e a cui siamo chiamati a conformare i nostri comportamenti sono oggetto di riflessione e studio, da parte degli addetti ai lavori e non. Studio e riflessione a partire da cui, nei perimetri più o meno prestabiliti dallo stesso diritto, si esercita la ragione e – attraverso questa – l’autonomo giudizio morale.

Cosimo Nicolini Coen

(30 maggio 2019)