Terra Bruciata
Di “Terra Bruciata” si è parlato più volte su queste pagine, ma merita tornare su questo docufilm che induce lo spettatore a non allontanarsi nonostante la forte voglia di fuggire, come quella degli ebrei e delle popolazioni martoriate allora. Bisogna insistere nel vederlo, capire, assimilarsi alla vita dei testimoni.
Il lavoro di Luca Gianfrancesco è uscito all’inizio del 2018 e da allora è stato presentato non soltanto nelle sale cinematografiche, ma anche presso alcune scuole e in occasioni specifiche legate alla trama di “Terra Bruciata”. È un susseguirsi di testimonianze e scene reinterpretate dettagliatamente. I racconti a distanza di tanto tempo sono ancora vivi perché raccontati in prima persona, perché impressi nella loro e nella nostra storia. Si comprende la soddisfazione dell’autore-regista.
Ascoltiamo allora chi visse questi episodi ed “approfittiamo” di chi vide i propri cari morire senza alcuna motivazione. Un insegnamento che deve rimanere costante e trasmettersi di generazione in generazione, come suggerito da Grazia (Ziva) Modiano Fischer, che allora aveva solo 13 anni e che insiste ancora quotidianamente nella sua testimonianza, affinché serva da insegnamento.
L’occasione di una particolare proiezione è stata dettata dalla ricorrenza dei 75 anni dalla Liberazione di Roma dal nazifascismo. La sala del Palazzo dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati era gremita ed a seguito del film la giornalista Conchita Sannino ha moderato un dibattito nel quale sono intervenuti oltre al regista, l’ambasciatore tedesco Viktor Elbling, Enrico Bufalini dell’Istituto Luce Cinecittà (distributore di “Terra Bruciata”), Vincenzo Calò dell’Area Sud dell’ANPI, Vito Maria D’Adamo del MIBAC e gli storici Giovanni Cerchia, Giuseppe Angelone e Isabella Insolvibile. La Modiano ha chiesto ai presenti, di adoperarsi per continuare a raccontare, specialmente oggi, in un mondo dove l’antisemitismo e il razzismo sono in continua crescita. Il paese di Tora – ha aggiunto – che “stranamente” con un accento diventa Torah, è anche l’unico al mondo dove gli ebrei che vi si rifugiarono, uscirono più numerosi, per la nascita di due bambini.
Ha partecipato anche la testimone Graziella Di Gasparro, raccontando alcuni episodi della sua storia, come se si trattasse di una deposizione. Il docu-film è una frapposizione fra il racconto di oggi e quanto visto e reinterpretato con gli occhi di lei bambina, al quale i nazisti uccisero il padre. La sua lotta nel desiderio di rendere noto, dopo oltre 70 anni dalla strage di Conca, può trovare oggi la sua rivendicazione.
Dopo l’8 settembre 1943 l’Italia viene invasa dai nazisti. Quando dopo essere sbarcate, le truppe alleate puntano verso il nord del paese, inizia il calvario di antichi borghi. I tedeschi in fuga perpetrano sanguinosi massacri alla gente inerme, senza alcuna motivazione. Inventano anche lo sfottò di leggere presunte condanne decretate da chissà quali tribunali, prima di sparare un colpo di mauser alla nuca degli innocenti per poi “ratificare” l’eccidio con una mitragliata. Lo scenario è sadico, disumano, storicamente reale. I nazifascisti basano la loro forza sulla paura cui le persone – principalmente cittadini del Casertano – sono stati sottoposti. Alla loro fuga, uccidono prima tutti i maschi, poi i paesi già saccheggiati vengono rasi al suolo. Tutto sembra iniziato da lì per poi proseguire verso il nord del Belpaese. Il docufilm sta per diventare un DVD che consigliamo a tutti: grandi e piccini.
Alan David Baumann
(6 giugno 2019)