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Ticketless – Tra Roma e Toledo

cavaglionTicketless va in vacanza per due settimane, la postazione non sarà comunque sguarnita. Quando si va lontano si spediscono cartoline. Mi piace associare il viaggio al ricordo di un documento in cui si parla di quel luogo. Tengo sempre in tasca un taccuino con la citazione da verificare in loco.
La Cartolina 1 affianca due immagini. Roma, Tempio Maggiore e Toledo, Sinagoga del Transito. S’iniziò a costruire la grande Sinagoga di Roma nel 1901. Lungo fu, come sempre in Italia, l’iter burocratico e gli ostacoli da superare. Un senatore poteva venire utile per snellire la pratica e così qualcuno pensò di contattare il buon Tullo Massarani, primo senatore ebreo di nomina regia. Era un vecchio saggio, generazione di Alessandro D’Ancona, David Castelli, David Levi, Alberto Cantoni. Li metto tutti in fila, questi nomi, perché – non mi vergogno a dirlo – mi riconosco nel loro modo di considerare l’ebraismo. A chi in sostanza gli aveva chiesto di mettere una buona parola per il progetto che sarebbe poi risultato vincitore, Massarani rispondeva: «Quanto a poter rendere al signor Costa il servigio da lui desiderato, mi rincresce di doverlo disilludere. Io non ho relazione alcuna con le persone dalle quali può dipendere la ricostruzione di un Oratorio israelitico in Roma. Dico Oratorio e non tempio, perché, se codesti signori avranno giudizio, dovranno, pare a me, limitare a modeste proporzioni il loro programma. Quanto a me, avessi anche quella autorità che non ho affatto e sono alienissimo dall’allogarmi, non consiglierei ritorni, neppure con forme simboliche, ad un passato che arieggiasse nazionalità estinte. Un senso di compostezza, di raccoglimento, di tradizione fedele ma veramente domestica, mi par che dovrebbe improntare, in Europa, il santuario di quegli estremi pellegrini del lavoro e del pensiero, che furono e sono gli Ebrei. Ricordo d’aver visto a Toledo una chiesa, Santa Maria del Transito, che non è altro se non una Sinagoga del Dugento, conservata quasi intatta col suo lacunare di cedro, co’ suoi matronei a trafori geometrici, con le sue leggende ebraiche intrecciate di bellissimo fogliame ornamentale, una spontanea e quasi nativa mescolanza di gotico e di arabo, che sembra rendere immagine delle due correnti, orientale ed occidentale, tramescolatesi nella stirpe che diede alla Spagna tanti eminenti uomini, tra gli altri il Maimonide, un Renan del suo tempo».
Non saprei suggerire altra metà per una vacanza intelligente e non saprei trovare parole migliori per augurare buone vacanze a «quegli estremi pellegrini del lavoro e del pensiero, che furono e sono gli Ebrei».

Alberto Cavaglion

(31 luglio 2019)