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Ticketless – Sogni in copertina

cavaglionEnrico Castelnuovo era uno storico dell’arte, che sapeva essere pungente e corrosivo, alternando discorsi alti a esempi concreti. Per esempio era capace di menzionare, solo per averli annusati negli scaffali degli ultimi arrivi nella redazione torinese dell’”Indice”, tre-quattro libri di argomento ebraico recanti in copertina, stancamente, sempre lo stesso quadro, lo stesso interno borghese, di scuola italiana, dove l’elemento ebraico era totalmente assente, in un contesto, spiegava, di “assimilazione paesaggistica”, prima che di assimilazione ideologica. Il problema era e rimane serio: che cosa si deve “sbattere” in copertina in un libro di storia ebraica se non si vuole nella consueta forma grafica stereotipata di una stella di David? In scelte sbagliate cadono nove editori su dieci.
vittorio-corcos-sogniUno dei quadri che finivano spesso nel mirino era “Sogni” del livornese Vittorio Corcos. È esposto, fino al 16 febbraio 2020, in una bella mostra antologica torinese promossa dalla Fondazione Accorsi-Ometto. Questa settimana sono corso a vedere i “Sogni” che così tanto attirano gli editors dei libri sugli ebrei d’Italia e ho scoperto il talento di un grande pittore che non conoscevo, inadatto a riassumere la complicata storia degli ebrei italiani nel primo Novecento, ma insuperabile nel restituirci il desiderio dei medesimi di naufragare nel mare delle bellezze italiche, nel caso di Corcos, di Livorno e del suo mare ai tempi della Belle Époque. Come Nathan a Trieste, Corcos a Livorno affronta il problema del ritratto, del ritratto femminile, ma non solo. In mostra si esce anche dal sogno: incombe un corrucciato Carducci e una lettera inedita di Emma Corcos, riprodotta in didascalia, ci descrive lo sconcerto del poeta di fronte al caso-Dreyfus. Una mostra da non perdere.

Alberto Cavaglion