Lamorgese: “Da linguaggio violento
possono arrivare atti violenti”
“Dai linguaggi violenti possono venire azioni violente”. Lancia l’allarme la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, oggi in visita alla Comunità ebraica di Roma dove ad accoglierla ha trovato la presidente Ruth Dureghello, il rabbino capo Riccardo Di Segni e la presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni. Una visita già programmata ma che è stata l’occasione per affrontare temi complessi, emersi con forza negli ultimi giorni e settimane.
“È in atto uno sdoganamento di un linguaggio violento, come se fosse normale parlare in modo virulento. Il confronto deve essere civile e non un confronto-scontro” ha sottolineato l’esponente del governo durante l’incontro con i giornalisti al Tempio Maggiore, arrivato al termine di un colloquio privato con i vertici comunitari e la presidente dell’Unione. La ministra, nel suo intervento, ha anche colto l’occasione per ribadire la propria vicinanza e amicizia alla senatrice a vita Liliana Segre. “Questo – il suo messaggio – è il momento delle scelte e dell’equilibrio. È il momento della responsabilità da parte di tutti, non dobbiamo sottovalutare il problema dell’odio”. L’Italia, ha inoltre osservato, “è uno dei Paesi con maggiore sicurezza, non ha mai abbassato la guardia perché ha sempre mantenuta viva la memoria”. La sfida, ha affermato Lamorgese, “è di farlo quotidianamente”. Un pensiero è andato anche all’attentato del 9 ottobre ’82, ferita ancora recente e che ha determinato una svolta nel lavoro a presidio dei luoghi ebraici. Ad essere evidenziato anche il ruolo dell’Oscad, l’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori della Polizia di Stato che opera in collaborazione con UCEI e Osservatorio Antisemitismo del Cdec.
Nel fare gli onori di casa, la presidente Dureghello ha espresso la propria gratitudine alla ministra per il lavoro intenso svolto dalle forze dell’ordine a tutela dei luoghi ebraici e della loro sicurezza. Ha parlato inoltre di “incontro cordiale e nel segno della condivisione”. Tra i temi affrontati, ha sottolineato, contrasto dell’antisemitismo, presenza capillare sul territorio, costruzione di sfide e progetti comuni.
Del 9 ottobre ’82 ha parlato anche il rabbino Di Segni, ricordando come da allora l’Italia “abbia fatto scuola, prevenendo fatti che altrove sono stati micidiali e sanguinosi”. Ma la visita, ha osservato il rav, non è stata centrata solo sui temi della sicurezza. Centrale infatti un ragionamento sulla vitalità della Comunità ebraica romana, che popola luoghi che sono presidi di identità. “Siamo una presenza valoriale, che arricchisce tutto il Paese. Questa visita – ha detto il rav – è un riconoscimento anche di ciò”.
A proposito della lotta all’odio, la presidente Di Segni è così intervenuta con questa proposta: “Non è sufficiente agire e reagire con interventi di polizia e forze specializzate. Oggi occorre ripensare anche l’impianto normativo e i riferimenti di codice penale: cosa è apologia del fascismo, cosa è aggravante razziale, cosa è antisemitismo, quale è il vero pericolo da arginare? Occorre cultura e educazione alla convivenza già nei primissimi anni di vita”.
(11 novembre 2019)