Dossier Pagine Ebraiche dicembre
Oltre la paura, cercando futuro

Schermata 2019-12-12 alle 13.42.28“Mentre le vecchie paure scivolavano lentamente nell’oblio e le nuove si ingigantivano e si intensificavano, promozione e declassamento, progresso e arretramento si scambiavano le parti. […] Ecco così spiegata la nuova inversione di rotta del pendolo della mentalità e degli atteggiamenti pubblici: le speranze di miglioramento, a suo tempo riposte in un futuro incerto e palesemente inaffidabile, sono state nuovamente reinvestite nel vago ricordo di un passato apprezzato per la sua presunta stabilità e affidabilità. Un simile dietrofront trasforma il futuro da habitat naturale di speranze e aspettative legittime in sede di incubi: dal terrore di perdere il lavoro e lo status sociale che esso conferisce a quello di vedersi riprendere la casa e le cose di una vita, di rimanere impotenti a guardare mentre i propri figli scivolano giù per il pendio del binomio benessere-prestigio, di ritrovarsi con abilità che, sebbene faticosamente apprese e assimilate, hanno perso qualsiasi valore di mercato”. In queste parole del sociologo Zygmunt Bauman – Retrotopia (Laterza, 2018) – il lucido riassunto dell’instabilità del presente, in cui in diverse nazioni occidentali il senso di unità è dettato più dalla paura che dalla fiducia nel futuro, dal senso rabbioso di incertezza mischiato a diverse tonalità di vittimismo. Serve una sterzata e le nuove generazioni lo invocano a gran voce come raccontano i dati pubblicati dall’istituto di ricerca triestino Swg e presentati sul Dossier di dicembre di Pagine Ebraiche attualmente in distribuzione. Un dossier dal titolo Patria e nazione, volto a riflettere su questi due termini e su cosa significhino oggi in Italia e in Europa, alla luce di un sistema di valori che sembra essere entrato in crisi. In Italia, Francia, Germania, Austria, Polonia e Spagna sono in particolare i giovani a chiedere il cambiamento: vogliono riforme, quando non rivoluzione. Lo status quo non è una risposta. Lo è la proposta dei sovranisti di chiudere i confini per mettere un muro che ci protegga dalla competizione globale e dalle migrazioni? “Davanti alle molte contraddizioni che il sistema globale porta con sé, spesso accentuando diseguaglianze già preesistenti, o creandone di nuove, la questione da porsi – spiega nel dossier del giornale dell’ebraismo italiano lo storico Claudio Vercelli – non è quanto possano reggere frontiere e barriere da erigere frettolosamente, bensì se esistano consessi collettivi entro i quali negoziare l’attenuazione degli impatti altrimenti dilaceranti di uno sviluppo incontrollato, di cui sembrano beneficiare solo certuni”. Serve un nuovo collante sociale, un’idea di orgoglio nazionale che non sia fondato sul rancore di aver perso la propria posizione nel mondo, i propri privilegi. Ed è vero ancor di più per l’Italia il cui destino, senza un cambio di rotta, non è roseo. “Il Paese tra dieci anni, in base alle sensazioni emozionali e percettive espresse dalle persone, sarà più povero e frenetico – ci dicono da Swg nel manuale In modo diverso, che ogni dirigente politico dovrebbe leggere e che presenta l’evoluzione degli umori degli italiani dal 1997 al 2017 – Sarà ancor più individualista di quanto non lo sia oggi, ma anche più vecchio e, soprattutto, più ingiusto. L’evolversi della nostra società non sembra destinato a cogliere nuovi lidi e sfide culturali, anzi, pare volgere la prua verso un decadimento dei livelli di coscienza civica, sapere e democrazia”. In questo mondo destabilizzato anche la Germania, il motore d’Europa e simbolo di solidità fin quasi alla noia, comincia a vacillare e lo spiega in queste pagine il politologo Gian Enrico Rusconi. “Si parla per la prima volta di nuovo di due Germanie. È molto grave. Un quarto dei votanti nel territorio dell’ex Ddr vota per la destra estrema di Alternative für Deutschland. Volk e Völkisch, le parole che ricorrono oggi restano per noi intraducibili. Termini che indicano ciò che è autenticamente popolare e quindi nazionalista. Il paradosso è che i nemici della vera Germania siamo noi, e qui emerge la profonda ignoranza dei nazionalisti nostrani che cercano sponde dove non ne possono trovare. In realtà dietro al valore della nazione e dietro la parola nazionalismo c’è ben altro. C’è una propensione al risentimento. Dobbiamo ancora trovare le parole per descrivere questo sentimento”. Non tutto è perduto, questi sentimenti sono ricalibrabili, spiega il presidente di Swg Maurizio Pessato. E le minoranze, come quella ebraica, possono diventare dei presidi per proporre, nel loro piccolo, un cambio di atteggiamento, un’idea di comunità positiva e ottimista.