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Credere negli ideali

sermonetaLa nostra parashà inizia con un sogno particolare che turba la vita del Faraone: sette vacche, magre e brutte d’aspetto inghiottono sette vacche grasse e belle d’aspetto; sette spighe di grano piene e colorite, vengono mangiate da altre sette spighe bruciate dal sole e vuote.
Il Faraone e tutti coloro che dovevano dare un’interpretazione al sogno, sono turbati e sbigottiti.
Solitamente la parashà di Mikkez, viene letta il sabato in cui cade la festa di Chanukkah. Vi è un nesso fra la parashà e la festa:
Il più debole ha la meglio sul più forte.
A volte non c’è bisogno di essere potenti per vincere. I Maccabei sconfissero l’esercito di Antioco epifane, considerato fra i più temuti dell’epoca. Se per gli altri è un evento anomalo, se il faraone e i suoi stregoni non capiscono il senso del sogno, Giuseppe lo interpreta con disinvoltura e semplicità. La vittoria si raggiunge perché si crede in un ideale e con la forza dei sentimenti; proprio come fecero i Maccabei, scacciando, oltre che un esercito armato, anche una cultura, come quella greca, che aveva all’epoca ed ha ancora oggi, lasciato una forte impronta sul mondo moderno. Per i Maccabei non era strano cacciare un esercito super armato e riportare il culto e le tradizioni millenarie del nostro popolo. Così come non deve esserlo per noi in un modo dove gli ideali sono considerati un optional.
“Rabbim bejad me’attim, temehim bejad tehorim, resha’im bejad zaddikim – I molti nelle mani dei pochi, gli impuri nelle mani dei puri, i malvagi nelle mani dei giusti”

Rav Alberto Sermoneta, rabbino capo di Bologna