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Dagli Usa alla Francia, la mobilitazione
contro la minaccia antisemita

Dopo gli attacchi antisemiti di Monsey, Jersey City e Brooklyn, il mondo ebraico americano sceglie di scendere in piazza. Per il 5 gennaio diverse realtà ebraiche hanno infatti annunciato l’organizzazione di una marcia di solidarietà a New York City sotto lo slogan “No Hate. No Fear” (No all’odio. No alla paura). “Alla luce dei continui e persistenti attacchi contro la nostra comunità, è giunto il momento di unirci e dimostrare la nostra determinazione collettiva”, hanno dichiarato gli organizzatori, tra cui l’Anti-Defamation League, l’American Jewish Committee di New York e il Consiglio dei Rabbini di New York.
Non solo in America si sceglie la mobilitazione di piazza: in Francia infatti l’ebraismo transalpino si sta muovendo per organizzare una grande corteo di protesta contro la decisione dei magistrati di Parigi di considerare l’assassino di Sarah Halimi – uccisa perché ebrea – non imputabile perché al momento dell’omicidio non in grado di intendere e di volere. Kobili Troare ha ammesso di aver ucciso Halimi, 67 anni, in un lungo e raccapricciante pestaggio in cui i vicini lo hanno sentito citare frasi dal Corano e chiamare la sua vittima “demone”. Nonostante Troare non abbia precedenti per malattie mentali, all’inizio di dicembre la Corte d’Appello di Parigi ha confermato una sentenza del tribunale di primo grado, secondo cui Traore non sarebbe idoneo al processo perché, al momento dell’omicidio, ha avuto un “episodio delirante” causato dal suo consumo di marijuana. Il giudice del caso ha anche stabilito che Troare è antisemita.
In una lettera aperta al ministro della giustizia francese Nicole Belloubet, il rabbino capo di Francia Haim Korsia ha sostenuto che la decisione di non processare l’assassino di Halimi rappresenta “una grave violazione della fiducia” nel sistema giudiziario del paese. La lettera del rav – pubblicata sul quotidiano Le Figaro – esortava la magistratura francese a “guarire le ferite” causate dalla decisione. Nel suo messaggio, rav Korsia ha invitato Belloubet a spiegare “in che modo l’assunzione deliberata di quantità considerevoli di droga esoneri un individuo dalle sue responsabilità?”. “Signora Ministro, la grandezza della nostra giustizia sta, al di là della sentenza, nella sua capacità di dare voce alle tragedie e di ottenere, per coloro che sono stati danneggiati o feriti nella loro carne, il riconoscimento da parte della società del loro dolore. Sì, la giustizia ha il dovere di cauterizzare le ferite, se non possono essere riparate, stabilendo la colpevolezza di un sospetto e imponendo una pena commisurata alla gravità dei fatti commessi”. Il rabbino capo di Francia ha ricordato come privare i parenti della vittima di una decisione significa “privarli della possibilità di essere ascoltati e di vedere la realtà dei fatti ristabilita. Questo significa privare i cittadini di uno dei diritti più preziosi in una democrazia: quello di fare appello alla giustizia per far luce su un tale atto di violenza e di odio”.
Per smuovere le coscienze e sensibilizzare l’opinione pubblica francese su questo caso, è nato anche un movimento spontaneo sui social network che chiede giustizia per Halimi e sta organizzando una manifestazione di piazza in sua memoria. “Noi crediamo che sia compito di tutti i francesi, tutti solidali, tutti consapevoli, tutti responsabili, che quando un nostro concittadino viene attaccato o ucciso per la sua religione, siamo noi tutti ad essere attaccati.
Siamo quindi stanchi di manifestazioni contro l’antisemitismo composte essenzialmente … da ebrei. Che sono, per cinismo politico, inefficaci. – affermano gli organizzatori – Crediamo che ci sia bisogno di un movimento di massa per contribuire ad aumentare la consapevolezza generale, per riunirci, per fare numero, per costringere i nostri rappresentanti eletti a reagire. Quindi incoraggiate i comuni cittadini ad unirsi a noi. In modo massiccio”.

(Nell’immagine, la marcia contro l’antisemitismo organizzata a Parigi nel febbraio 2019)