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Setirot – Giorgio e Xenia

stefano-jesurumC’è voluto molto, moltissimo, troppo tempo perché il mondo introiettasse (e sarà poi successo davvero?) l’idea che i morti nella Shoah – anzi, direi tutti i morti – non sono numeri bensì nomi e cognomi, esistenze spezzate, Memoria con la M maiuscola. Già, ma le loro storie? Quelle sono relegate agli strazianti dolci ricordi di famiglia, oppure a libri e agli studi se il sommerso era in qualche misura “significativo” per la collettività. Faccio questa considerazione sconsolata, per nulla cinica come potrebbe apparire, soffermandomi su due intestazioni delle pietre di inciampo che saranno posate giovedì 23 a Firenze. Quanti insegnamenti e ammonimenti potremmo trarre da quelle vite se solamente sapessimo! Dalle vite di Giorgio Levi delle Trezze e Xenia Poliakoff, per esempio, marito e moglie, benefattori, fondatori tra l’altro dell’Orfanotrofio israelitico di Roma. Così, sfogliando Angeli, Margherite, Mandolini e altri Levi erranti, di Marilì Cammarata, Alpes editore, per me non sono più né numeri né semplici nomi, sono realtà (del libro avevo scritto in Setirot il 5 dicembre scorso).
Giorgio Levi, ultimo figlio di Cesare e Giuseppina Levi, nasce a Venezia nel 1870. Laureato in ingegneria a Padova, sposa la russa Xenia (Haya) Poliakoff, figlia del banchiere Lazar e di Rozalia Wydrina. Lazar è con il fratello Samuel uno dei promotori dell’ORT, l’organizzazione ebraica presente in mezza Europa che si occupava e si occupa tuttora di dare un’istruzione tecnica e artigianale ai ragazzi di famiglie disagiate. L’Orfanotrofio israelitico di Roma viene fondato nel 1902 da una rete di filantropi tra cui i Levi che vi dedicano energie e denaro – insieme a Giuseppe Pitigliani e Violante Sadun Pitigliani, Guido Coen, la famiglia Scazzocchio, Lazzaro Spizzichino, Graziano Anticoli, Augusto Castiglioni e Maria Coen Castiglioni, Elena Tagliacozzo, Letizia Sabatello, Mario e Virginia Della Seta e altri. In “Una storia nel secolo breve” l’incredibile racconto (Angelina Procaccia, Sandra Terracina, Ambra Tedeschi, M. Procaccia) di ciò che in seguito divenne il Centro ebraico italiano Il Pitigliani. Torniamo a Giorgio e Xenia. Il 16 ottobre del ’43 scampano per un soffio al terribile rastrellamento nazista di Roma, si rifugiano a Firenze, “ridotti a dover sperare in quelli là”, ovvero nell’arrivo a Berlino dei russi, i bolscevichi che avevano ucciso la madre di Xenia. Invece, ultrasettantenni, a Firenze sono arrestati, transitano da Fossoli e scompaiono ad Auschwitz.

Stefano Jesurum, giornalista