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Memoria, il viaggio Miur-UCEI
con oltre 100 studenti e insegnanti

È in corso in queste ore il Viaggio della Memoria che il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca organizza in collaborazione con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in vista del Giorno della Memoria.
La presidente UCEI Noemi Di Segni sta accompagnando, assieme alla ministra Lucia Azzolina, un folto gruppo di insegnanti e studenti provenienti da diverse scuole d’Italia che parteciperanno a una due giorni molto intensa. Partecipa al viaggio anche il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura David Ermini.
Un percorso di formazione, di crescita e di riflessione iniziato con la visita al ghetto di Cracovia e l’incontro nella sinagoga Tempel, dove la presidente Di Segni, la ministra Azzolina e il vicepresidente Ermini hanno firmato congiuntamente una carta di intenti per favorire “attività di sensibilizzazione, formazione e studio nelle istituzioni di ogni ordine e grado, per il contrasto ad ogni forma di discriminazione e di violenza”.
Domani il viaggio proseguirà con la visita ai campi di Auschwitz-Birkenau.
Ad accompagnare gli oltre cento studenti e insegnanti, tra i quali un gruppo di ragazzi vincitori del concorso MIUR-UCEI “I giovani ricordano la Shoah”, i Testimoni Tatiana Bucci e Oleg Mandić, che racconteranno la loro esperienza, e lo storico Marcello Pezzetti, consulente della Fondazione Museo della Shoah di Roma, che illustrerà gli aspetti storici del percorso che affronteranno.
Nella delegazione UCEI sono presenti l’assessore alla Scuola, Formazione e Giovani Livia Ottolenghi, l’assessore alla Kasherut Jaqueline Fellus, il segretario generale Uriel Perugia, la responsabile per la Memoria della Shoah Sira Fatucci, il rabbino capo della Comunità ebraica di Verona Ytzhak Labi. Partecipano al viaggio anche l’ambasciatrice della Repubblica Polacca in Italia Anna Maria Anders, il procuratore generale militare Marco De Paolis e la dirigente della Polizia di Stato e responsabile dell’Osservatorio Oscad Elisabetta Mancino.

Marco Di Porto

L’intervento della Presidente UCEI Noemi Di Segni nella sinagoga Tempel

Oggi non è venerdi sera o sabato e la sinagoga non è piena dei quoi frequentatori di religione ebraica con i canti e le preghiere che la riempivano prima della guerra. Prima del Ghetto. Prima delle deportazioni. Prima dello sterminio. Prima dell’orrore. Ma oggi – a distanza di 75 anni – è piena di voi e delle vostre voci. Voi giovani, giovanissimi, voi educatori, voi e noi istituzioni. Questo significa creare un legame. Ascoltare, conoscere, sapere. Fare un viaggio a ritroso nel tempo, faticoso – ne sono certa – dal punto di vista psicologico ed emotivo. Ma essenziale per crescere, per essere persone capaci di difendere valori e attivarsi per gli altri. Per salvaguardare la dignità dell’essere umano. Per formare la vostra identità.
Oggi abbiamo fatto un primo pezzo di questo percorso, domani la visita al campo. Appena una manciata di giornate per comprendere un orrore durato oltre otto anni. Non ci illudiamo che si possa comprendere in alcun modo il perché di questo orrore, ma sicuramente è un modo per capire che quanto avvenuto è una tragedia unica e immensa. Per capire anche che siete qui con i rappresentanti delle comunità ebraiche che sono risorte, che il popolo ebraico non è il popolo dei morti, ma un popolo pieno di vita che si è rianimato pur senza dimenticare. Un popolo che contribuisce allo sviluppo del Paese e alla sua cultura. Oggi come allora.
Sono meno di 15 le persone sopravvissute ai campi di concentramento, tra i deportati italiani di religione ebraica, ad essere ancora in vita. Ricordiamo Piero Terracina che ci ha lasciato appena 40 giorni fa. A loro che ancora portano l’orrore dentro di sé e donano le loro parole di testimonianza, va il nostro abbraccio ideale per dire loro – e dirlo a tutti gli oltre sei milioni di persone assassinate – che noi sappiamo che esiste una sola verità, che va raccontata nonostante la fatica e gli incubi, che va ricercata, che va ricomposta anche con briciole di informazioni, che non va negata, che non va revisionata né banalizzata, che non va abusata per scopi politici e partitici, che non può essere parte della dialettica tra tra i potenti delle nazioni, che non può diventare il rovescio che in modo aberrante accusa ebrei o Israele di essere loro stessi nazisti.
Desidero ringraziare sentitamente il Miur, la Camera dei deputati, Unar e la magistratura (Csm e militare), le reti di tv e giornali, per la loro presenza qui oggi, e l’impegno che condividiamo di fare ed essere una rete tra le istituzioni, il telaio su cui tessere il racconto da tramandare. Con cui fare vibrare le corde della responsabilità e coscienza collettiva. Essere Italia. Essere Patria e il riferimento valoriale che desideriamo essere per voi, per i vostri figli.
Ricordiamoci che la Shoah non è iniziata con Auschwitz né finita con il giorno della liberazione del 27 gennaio 1945. È ancora qui dentro di noi.
Ricordiamoci che la Shoah non è solo opera dei tedeschi nazisti ma anche responsabilità degli italiani e fascisti.
Ricordiamoci che la convivenza può essere davvero ovvia e facile, una banalità, ma può essere anche violata con poche parole di odio che diventano diffuse ed accettate come linguaggio.
Sono passati 20 anni dall’istituzione con legge del Giorno della Memoria per commemorare la Shoah. Venti anni sono una generazione. Ci dobbiamo chiedere in questi 20 anni cosa abbiamo maturato – che generazione siamo? Quanti e come abbiamo cresciuto e nutrito con il nostro fare Memoria?
Visto quello che leggiamo, ascoltiamo, subiamo, penso con sincerità che occorre fare di più sia come percorsi educativi e formativi sia per la scuola che per la magistratura, così come rivedere e rafforzare i riferimenti normativi per issare forte la bandiera di questa verità e tutelare un bene che scontato non è – la libertà.
Io sono sicura che con questo viaggio e con quello che continuerete a studiare, con cuore e mente, sarete un faro di luce per la vostra generazione, i vostri amici e famiglie.
Buon proseguimento. Grazie.

Noemi Di Segni, presidente UCEI

(12 gennaio 2020)