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Ernesto Nathan, l’etica di un sindaco

Ernesto Nathan fu un grande sindaco di Roma. A lui si deve la creazione delle aziende municipalizzate dei trasporti, della distribuzione dell’acqua, della luce e del gas, in un intento finalmente modernizzatore di una città difficile che egli volle fortemente trasformare in una capitale cosmopolita, esempio di amministrazione laica e democratica per l’intera nazione. Avvalendosi dei contributi dei maggiori studiosi di Nathan e della storia cittadina, Ernesto Nathan. L’etica di un sindaco (Nova Delphi Libri), curato da Marisa Patulli Trythall, prosegue nell’opera di approfondimento di una figura così speciale della vita politica romana e italiana del primo Novecento fino agli anni a ridosso del fascismo. Nel libro è dunque evidenziato il contesto storico e culturale in cui si mosse uno dei sindaci più innovatori dell’Urbe, le sue origini e la sua fede mazziniana per un’Italia libera e repubblicana, ma sono anche indagate le ragioni che hanno portato al suo arrivo sulla scena pubblica, il dibattito spesso aspro che lo accompagnò e il profilo etico che ne contraddistinse l’azione politica e amministrativa.
Di seguito la prefazione, firmata dal direttore della Fondazione Cdec Gadi Luzzatto Voghera.

Assegnare un rinnovato significato all’idea di Europa: questa sembra essere la motivazione che ha spinto alla realizzazione di questo volume, frutto di una riflessione multidisciplinare che prende le mosse, ma non si esaurisce, nella vicenda biografica, culturale e politica di Ernesto Nathan. Per fortuita e significativa coincidenza il trattato che istituisce quella che poi diventerà l’Unione Europea venne firmato a Roma esattamente cinquant’anni dopo l’inizio del mandato di Nathan come sindaco di quella città. Una capitale giovane e antichissima, che già all’inizio del Novecento aveva voluto a dare a questa figura la cura di un progetto di profonda modernizzazione urbana che ancora oggi viene ricordato e studiato. Attorno al Progetto Nathan si è di fatto avviata una riflessione sulla lunga storia dell’Europa che stiamo costruendo, fra mille difficoltà e dopo aver attraversato un Novecento terribile in termini di lutti e di devastazioni. Un luogo da cui legittimamente partire: Roma. Una figura profondamente europea: Ernesto Nathan. Un progetto politico rivoluzionario che vedeva strutturarsi nelle idee di un visionario – Giuseppe Mazzini – un possibile esito pacifico dei conflitti che andavano insanguinando il continente fra nazionalismi contrapposti, scontri sociali e religiosi, lotte fra dinastie regnanti. Chi legga “La Giovine Europa” (1834) può comprendere bene quanto profonde siano le ragioni culturali che oggi ci spingono a guardare con fiducia al percorso in atto, al netto delle sterili polemiche della contingenza politica. Si tratta degli stessi temi, delle medesime pulsioni che spinsero Ernesto Nathan a mettere in atto la sua azione di politico e di amministratore che viene studiata e proposta in lettura dai saggi contenuti in questo volume. Vi si scorgeranno temi che sono presenti nella dialettica della nostra contemporaneità, spesso caratterizzati da ideologismi e tentativi di rinchiudere in un’identità unitaria un panorama al contrario ricco di articolazioni di culture e di linguaggi intrecciati. Non ci si limiterà a leggere quindi la sola storia del Gran maestro della massoneria, impegnato a duellare con il papato sulla necessaria laicità della capitale d’Italia. Né ci si imbatterà univocamente nella storia di un ebreo italo-tedesco nato a Londra a cui capitò in sorte di amministrare l’Urbe in un’epoca di grandi trasformazioni. E ancora non ci si potrà limitare ad analizzare l’influenza del mazzinianesimo, né le pur importanti innovazioni in tema di costruzione di un tessuto sociale moderno per una capitale del futuro. Ernesto Nathan fu tutto questo e molto di più. Impossibile da costringere in un unico e individuale guscio identitario e per questo motivo rapidamente dimenticato e abbandonato dai gruppi sociali e religiosi a cui aveva appartenuto. Non si tratta di una casualità. Gli anni venti e trenta del Novecento si caratterizzarono per una radicalizzazione delle identità e una figura come quella del sindaco che governò Roma fra il 1907 e il 1913 non faceva comodo a nessuno. La sua riscoperta odierna, e gli studi che si vanno moltiplicando su di lui e sul significato che il suo lavoro ebbe per la capitale e per l’Italia intera nella cosiddetta età giolittiana, sono il segno più evidente e benvenuto di una rinnovata speranza in un’Europa che si fondi proprio su quelle radici.

Gadi Luzzatto Voghera

(Il volume è stato presentato giovedì scorso, a Roma, con gli interventi della curatrice; di
Sabrina Alfonsi, Presidente del Municipio I Roma Centro; rav Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma; Ruth Dureghello, Presidente della Comunità ebraica; Elisabetta Fiorito, giornalista di Radio24–Il Sole24 ore; Anna Foa, già docente di Storia Moderna Università La Sapienza; l’ex sindaco Francesco Rutelli)

(9 febbraio 2020)