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“Pio XII, cadranno leggende nere”
La parola passa ora agli studiosi

Pochi giorni ancora e, come annunciato esattamente un anno fa da Bergoglio, l’archivio vaticano relativo all’intero pontificato di Pio XII sarà messo a disposizione degli studiosi. “La Chiesa non ha paura della storia, anzi la ama” disse allora il papa argentino. Per monsignor Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Segreto della Santa Sede, un’occasione per riscoprire la figura di Pacelli “in tutta la sua realistica portata e ricchezza”. Una linea confermata in queste ore, nel corso di una conferenza stampa che precede un ulteriore approfondimento su questi temi previsto per domani mattina all’Istituto Patristico Augustinianum. Per l’esponente vaticano, il quadro complessivo dovrebbe far cadere alcune “leggende nere”. Il lavoro di preparazione, ha annunciato, è stato svolto affinché “coi nuovi documenti il fumo si diradi”.
Affermazioni che potranno ora essere vagliate dagli addetti ai lavori, alle prese con una immensa mole documentale finora inaccessibile. L’auspicio di molti è che queste carte possano fornire qualche chiarimento, in particolare modo, sul periodo relativo alle persecuzioni antiebraiche e sull’atteggiamento tenuto in quel frangente dal pontefice. Molte infatti le ombre che si addensano attorno a Pacelli, ai suoi silenzi, all’inerzia nei confronti di tragici fatti come il rastrellamento nazista avviato a partire dall’alba del 16 ottobre 1943.
Negli scorsi giorni, su questi notiziari, avevamo parlato del grande interesse degli studiosi per questa apertura. Tra i più speranzosi Alberto Melloni. “Spunterà qualcosa di importante, ne sono sicuro. Solo che ci vorrà un bel po’ di tempo. Parliamo infatti – ricordava a Pagine Ebraiche – di alcune decine di chilometri di carte”. Uno sforzo di lungo periodo per affrontare il quale auspica “una qualche forma di collegamento”. La speranza, guardando al lavoro dei prossimi mesi e anni, è che “emergano molto di più complessità e pieghe, per correggere due narrazioni sbagliate: quella del salvatore di ebrei e quella all’opposto del papa di Hitler”.
Poche invece le aspettative per Marcello Pezzetti. “Ritengo improbabile che emerga qualcosa di significativo. Nel caso, sarebbe già stato reso pubblico. Ciò detto, l’apertura degli archivio è comunque un fatto rilevante, che permetterà di avere uno sguardo più articolato e approfondito su questa figura”. Una figura che, per Pezzetti, resta avvolta dall’ambiguità. “Non si può parlare di Pacelli in modo né assolutamente positivo, né assolutamente negativo. Per sciogliere alcuni nodi, conoscere meglio il contesto sarà senz’altro utile”.
Su posizioni simili Amedeo Osti Guerrazzi. “Non penso – afferma – che uscirà niente di eclatante. E ho la sensazione che certe cose più sensibili non saranno messe a disposizione. Varrà comunque la pena fare qualche ricerca”. Su Pio XII il suo giudizio è piuttosto critico: “Pacelli è spesso celebrato come Defensor Civitatis. Ma forse, mi viene da dire, solo di quella cattolica. Non fu, diciamo così, una figura di straordinario coraggio”.
Sul tema è anche intervenuto il rabbino capo di Roma, rav Riccardo Di Segni, di cui La Stampa ha pubblicato un editoriale in cui si osservava: “Se è innegabile l’asilo dato a molti perseguitati nelle case religiose, e la gratitudine per questo, è anche innegabile l’altra parte della storia, quando non ci fu, proprio il 16 ottobre e nei mesi seguenti, nessuna opposizione al rastrellamento e alla deportazione”.

(20 febbraio 2020)