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Raffaella Mortara (1958-2020)

Cordoglio nel mondo ebraico italiano per la scomparsa, all’età di 62 anni, di Raffaella Mortara, che con dedizione e coraggio ha lasciato il segno nella vita culturale e politica del nostro paese così come del mondo ebraico italiano. Colonna del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, da giovane fece a lungo parte della segreteria di Giovanni Spadolini, condividendone le battaglie politiche. “Era uno spirito indipendente, la più giovane di noi cugini. Ricordo il suo impegno per il Cdec, per il Meis e poi la politica. In casa sua la politica era all’ordine del giorno: il padre Amedeo era cofondatore del Movimento federalista europeo, lui e la madre Luisella erano molto amici di Spadolini, e Raffaella è cresciuta respirando questo clima culturale e di impegno civile. Era molto attiva per i diritti delle donne e per la difesa dei diritti civili in generale”. Il ricordo di Giorgio Mortara, vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che sottolinea l’impegno in campo ebraico della cugina Raffaella così come quello sul piano civile. In un libro dedicato a Spadolini, sarà lei a raccontare il suo rapporto con il politico italiano, di casa tra i Mortara.
Giovanni Spadolini Raffaella Mortara
“L’amicizia tra la mia famiglia e Giovanni Spadolini, ‘il Senatore’ come lo chiamavamo affettuosamente in casa – scriveva Mortara, che aveva fortemente voluto la pubblicazione dedicata a Spadolini, curata da Valentino Baldacci – è durata quindici anni, fino alla sua morte. È per questo che ci è parso naturale dedicare questo volume a mio padre, Amedeo Mortara, scomparso di recente – che la sua memoria sia in Benedizione. Il libro è infatti incentrato sull’opera di Spadolini in favore di Israele e sul suo riconoscimento del grande contributo che l’ebraismo italiano ha dato, nel corso dei secoli, alla cultura, alla civiltà dei diritti, alla nascita, alla crescita e poi alla rinascita dell’Italia dopo il ‘secondo Risorgimento’, come il Senatore amava chiamare la lotta di liberazione nazionale contro il nazifascismo. Per mio padre, la politica era passione. Era servizio a favore dell’intera comunità nazionale. Ed era sogno e utopia, fin dai tempi dell’esilio svizzero da giovanissimo allievo di Luigi Einaudi, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, per un’Europa veramente unita, democratica e libera. (…) Per Giovanni Spadolini era lo stesso”.
Giovanni Spadolini Raffaella Mortara 3
Consigliera del cda del Museo dell’Ebraismo italiano e della Shoah di Ferrara, Mortara ha riversato molto del suo impegno per valorizzare il ruolo dell’ebraismo all’interno della società italiana. Lo ha fatto sostenendone in particolare le istituzioni, con idee, progetti, e non solo. “È sempre stata molto vicina al Cdec. E anche molto generosa, senza mai farlo sapere – racconta l’attuale presidente del Cdec Giorgio Sacerdoti, legato a Raffaella anche da legami di parentela – Si era molto impegnata a portare avanti alcuni progetti del Cdec, tra cui la ricerca sui partigiani ebrei e quella ancora in corso sui parlamentari ebrei”. Un progetto, quest’ultimo, affidato al direttore del Cdec Gadi Luzzatto Voghera che la ricorda con affetto e commozione sul nostro notiziario. Commozione e affetto condivise anche dal nipote Guido Ottolenghi, presidente del Museo ebraico di Bologna. “Sentiremo molto la sua mancanza, ma il calore, la dolcezza e lo spirito gentile di Raffaella saranno per sempre nei nostri cuori. La ricorderemo come una donna dal grande cuore, sempre disponibile per la sua famiglia allargata e per la Comunità. – il messaggio dei nipoti del ramo Mortara – Si è sempre battuta per far sì che le nuove generazioni capissero l’importanza del ricordo della Shoah, portando nelle scuole, durante la giornata della memoria, la storia della sua famiglia. Ad ogni seder di Pesach leggeva con orgoglio un estratto del libro scritto da sua nonna Ada Ottolenghi che nel finale, rivolgendosi a lei, la esortava a portare avanti il ricordo di quello che era stato per impedire che accadesse di nuovo”.
A proposito di ricordi, emozionante quello firmato dalla stessa Raffaella Mortara, ricordando un momento significativo della sua vita e del suo legame con Spadolini e con il lavoro del Cdec: “Era un giorno caldissimo il 12 giugno 1991, quello della presentazione della prima edizione del Libro della Memoria Gli ebrei deportati dall’Italia 1943-45. Giovanni Spadolini, allora presidente del Senato, aveva voluto fortissimamente quella giornata: aveva sempre creduto nell’importanza di coltivare ricordi e Memoria, dando il dovuto risalto al lavoro durato decenni della Fondazione CDEC (di cui mia madre era presidente) per ricostruire con estremo rigore storico e infinita pietà umana la storia delle 8566 persone deportate dall’Italia. E così diceva Giovanni Spadolini: ‘Quella fiamma che risplende sulla collina della rimembranza di Gerusalemme pervade anche le pagine toccanti di questo volume. Non è un registro di nomi, né la catalogazione alfabetica di vite spente nel lampo accecante della follia. Il libro della Memoria è un popolo di ombre che vigilano sulla nostra coscienza, la scuotono dal torpore sempre in agguato, dall’indifferenza in cui precipita quando la memoria si affievolisce. Il futuro di un popolo – ammoniva Schlegel – è frutto sempre della memoria del passato. Più grande sarà questa, più sicuro sarà il suo futuro. Alla memoria noi dobbiamo aggrapparci, perché in essa affondano le radici del nostro presente. All’interrogativo inquietante su che cosa resterà dell’olocausto quando l’ultimo sopravvissuto sarà spento, il libro della Memoria risponde con la sofferta e puntigliosa elencazione di quei nomi, dietro ognuno dei quali si intuisce la tragedia di una vita, una famiglia, una comunità. Ma raccolti in volume, allineati secondo un criterio rigorosamente alfabetico, essi sprigionano una forza ammonitrice straordinaria, disegnano il perimetro di quel cimitero nel quale con le vite di milioni di ebrei finì sepolta una parte della coscienza europea’”. Un monito e una riflessione, quelli di Raffaella Mortara, che continueranno ad accompagnarci. Che il suo ricordo sia di benedizione.