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Freud e Yochanan ben Zaqqai

david-meghnagi“Dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme compiuta da Tito, Rabbì Yochanan Ben Zaqqai chiese il permesso di aprire una scuola a Yavne per lo studio della Torah. Noi faremo lo stesso”. Sono le parole che Freud pronuncia all’indomani dell’Anschluss, per decretare lo scioglimento dell’Associazione psicoanalitica viennese. L’angoscia che si respirava nella Sala mentre Freud parlava era grande. Il futuro era incerto e le persone erano in balia della violenza che si stava per abbattere su tutti. Di fronte al crollo di un intero mondo di valori e al pericolo di un’estinzione violenta, che inevitabilmente coinvolge l’intera opera della sua vita, Freud si rivolge alla storia e alla tradizione ebraica e ai legami più autentici che fondano l’esperienza di un legame autentico e profondo. “La nostra storia, la tradizione, per alcuni l’esperienza personale”, aggiunge Freud con lo sguardo rivolto a Richard Sterba, “ci hanno ormai abituati alle persecuzioni”. Guardando all’esempio di Sterba, che con coraggio sfida il pericolo, quando in molti hanno voltato le spalle, è come se Freud riaffermasse per sé e per l’amico che se uno ha veramente conosciuto, stimato e amato delle persone, se ha condiviso con loro l’esperienza del mondo e del sapere, più difficilmente volterebbe lo sguardo nei loro confronti, nel momento del bisogno. I legami quando sono autentici costituiscono una grande barriera contro i pregiudizi e la cultura dell’odio. Nelle parole di Freud, destino collettivo e destino indivuale sono come sovrapposti, illuminandosi a vicenda. “Freud-Mosè” che si ferma davanti alla “Terra promessa” della “psichiatria”… Freud-Yochanan che, nell’imminenza della catastrofe, si fa trasportare in una bara fuori dalle mura della città mortalmente assediata, per rifondare altrove, a Yavne, le “siepi” che salveranno il giudaismo dall’estinzione. La storia dell’ebraismo e quella del movimento psicoanalitico si saldano nelle sue parole quasi a volere sancire un antico insegnamento talmudico secondo cui ogni ebreo in qualsiasi tempo e luogo deve raccontare ai propri figli la storia dell’esilio e dell’esodo come se appartenessero alla sua generazione.

David Meghnagi, psicanalista

(5 aprile 2020)