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Complottismo da bar

davide assaelOgni epoca ha la malattia che la rappresenta, diceva Giorgio Gaber. Ed il virus è davvero la categoria del nostro tempo, ben prima di Covid19. L’aggettivo «virale» è ciò che nell’era social definisce il successo di un post, di un video, di un meme. Il contagio è una virtù, indica la capacità di penetrazione, persino (anche qui Gaber fu preveggente) il valore. In tutte le crisi, o presunte tali, degli ultimi anni abbiamo visto azionarsi questo meccanismo, ma su questa Covid19 mi pare si spostino ulteriormente i limiti. Bombardamento costante di ogni tipo di idiozia raccattata da siti a dir poco improbabili. E, a differenza che sulla questione migranti che teneva banco fino ad un anno fa, qui domina la trasversalità. Anche persone colte sembrano ignorare totalmente la qualità delle fonti, per cui un articolo su Leggo.it (parlo di fatti realmente successi) vale quanto uno di una rivista scientifica accreditata in tutto il mondo. Se lo si fa rilevare, addirittura, la risposta è quella tipica di ogni complottismo da bar: la scienza ufficiale esclude gli eretici, tu sei un ingenuo. E via con le scemenze sui novelli Galileo, sull’importanza delle menti divergenti, su quanto abbiano contribuito al progresso dell’umanità. Cose che anche sulla bocca di un adolescente immaturo starebbero male. I dati allarmanti che emergono sono due: un’incredibile assenza di cultura scientifica (che significa valutare le cose con parametri razionali, logici e verificabili. Cioè ciò che voleva Galileo) e una totale inconsapevolezza del meccanismo «virale» che domina l’informazione di oggi. Due mali in uno, che indicano quanto lavoro ci sia da fare per ricreare un tessuto adatto ad una società civile.

Davide Assael