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Il virus e gli equilibri internazionali

“La Cina è un partner ma i valori dell’Italia sono quelli della Nato” e per questo il baricentro del nostro paese nello scacchiere internazionale “non cambia”. Lo afferma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, intervistato oggi dal Corriere della Sera sui rapporti tra Roma e Pechino. In particolare il giornalista Emanuele Buzzi evidenzia al capo della Farnesina come “a molti osservatori sia sembrato che il governo privilegiasse “un asse con Pechino e Mosca. C’è chi vi accusa di aver dato molta più enfasi agli aiuti cinesi o russi, che a quelli americani”. “Gli Stati Uniti sono il nostro principale alleato. – la replica di Di Maio – Con gli Usa condividiamo molto, sia in termini commerciali che valoriali”. “La politica – aggiunge – non c’entra nulla con gli aiuti ottenuti per gestire un’emergenza in cui tanti sono morti”. Sul fronte internazionale però il virus sta generando uno scontro senza mezzi termini tra Stati Uniti e Cina, con il Presidente Trump e il suo segretario di Stato Mike Pompeo che accusano Pechino di aver fabbricato in laboratorio il Covid-19. Un’accusa, riporta tra gli altri il Corriere, smentita dal super esperto della stessa amministrazione Usa Anthony Fauci (“Se guardiamo all’evoluzione del virus nei pipistrelli e a ciò che sta circolando in questo momento, è veramente molto, molto probabile che questo virus non sia stato manipolato artificialmente o deliberatamente”). Inoltre lo stesso Pompeo si è poi contraddetto in un’intervista televisiva affermando sia la tesi del virus prodotto in laboratorio sia il contrario. Di Maio, a domanda non si esprime, e così molti altri ministeri esteri, con una differenza: Francia, Germania, Gran Bretagna sospettano comunque la Cina di poca trasparenza sulla diffusione del virus e chiedono chiarimenti.

I russi lasciano la Lombardia. Diversi esperti nonché il segretario alla Difesa Usa nelle scorse settimane hanno messo in guardia l’Italia dal rischio che gli aiuti ricevuti dalla Russia in questa emergenza fossero soprattutto uno strumento di propaganda per Mosca e mettessero a rischio la sicurezza nazionale italiana. Il contingente russo (oltre 100 soldati: 8 squadre ciascuna composta da un medico generico, un epidemiologo, un anestesista e un infermiere. E poi un drappello di interpreti e di assistenti), racconta oggi Repubblica, tornerà ora a casa dopo un accordo tra i due paesi. Ma, scrive il quotidiano, “gli ‘inviati’ di Putin immaginavano di rimanere ancora lungo”. E in tanto in Russia, spiega il sociologo Lev Gudkov cresce il malcontento nei confronti del Cremlino per la gestione interna della pandemia (Repubblica).

Sentenza tedesca. Molta attenzione sui quotidiani italiani alla sentenza della Corte costituzionale tedesca che chiede chiarimenti alla Banca Centrale Europea sul quantitative easing, gli acquisti di titoli di stato da parte della BCE. L’obiezione dei giudici tedeschi, scrive La Stampa è di aver agito senza un’adeguata valutazione dell’impatto di tali politiche sull’interesse nazionale. “La decisione della Corte tedesca indebolisce chi è favorevole ad una maggiore solidarietà europea, – afferma il quotidiano torinese – ad esempio attraverso il lancio dei cosiddetti ‘recovery bond’ titoli di debito comuni. Di questo parleranno i ministri dell’area euro in una riunione convocata venerdì. Secondo il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ‘il programma della Bce è coerente e non ci saranno conseguenze pratiche’”. Per Romano Prodi, sentito sempre da La Stampa, la sentenza tedesca non dovrebbe “produrre contraccolpi drammatici”. Ma la preoccupazione dell’ex Premier è che “l’insufficienza di una forte politica europea possa prolungare la crisi e che il risentimento popolare nei confronti dell’Europa possa essere raccolto dalle forze antieuropee”.

L’Iran indebolito dalla crisi sociosanitaria. Secondo fonti militari riprese dalla stampa israeliana, la crisi economica sta limitando la capacità di Teheran di sostenere Hezbollah e altre milizie impegnate in Siria. E per questo l’Iran starebbe ritirando parte dei suoi dispiegamenti. Israele intanto, riporta oggi Avvenire, ha compiuto due azioni in Siria proprio in funzione anti-iraniana. “Siamo determinati, più determinati dell’Iran – ha detto il ministro della Difesa israeliano Naftali Bennett – e posso spiegare il perché: per l’Iran, la Siria è un’avventura a mille chilometri da casa. Per noi, si tratta delle nostre vite”. “I soldati iraniani in Siria – ha detto ancora Bennett – mettono a rischio la propria vita. Noi non consentiremo la costruzione di una base avanzata iraniana in Siria”.

Rohingya, virus e persecuzioni. Focus de La Stampa sulla doppia emergenza legata ai Rohingya, che si trovano di fatto in ostaggio nei campi profughi senza aiuti né cure mediche mentre prosegue la persecuzione contro di loro dell’esercito birmano.

Francia, religioni e riaperture. In una breve del Corriere si riporta delle polemiche nate in Francia dopo la decisione del governo di anticipare l’autorizzazione alle cerimonie religiose al 29 maggio: in tempo per la Pentecoste e la festa di Shavuot, riporta il quotidiano ma non per “la festa del fine Ramadan che cade il 24 maggio”. Da qui la protesta della comunità musulmana che chiede parità di trattamento.

Daniel Reichel