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L’Italia e l’abbraccio
a Silvia Romano

Quotidiani italiani che aprono tutti con il volto sorridente di Silvia Romano, la cooperante italiana rapita nel 2018 nel sud del Kenya, liberata ieri in Somalia. Romano si trova in un’area militare a Mogadiscio, da dove avrebbe detto: “Sono stata forte e ho resistito. Sto bene e non vedo l’ora di ritornare in Italia”. Al Corriere della Sera, il padre di Silvia, Enzo Romano, racconta brevemente le sue emozioni: “L’attesa è stata lunghissima ma non ho mai perso la fiducia. Sono un egoista adesso, la felicità è talmente grossa che scoppia, non mi interessa di nessun altro, non voglio nient’altro, solo riabbracciare Silvia dopo un tempo infinito, ho contato i giorni, i secondi”.
I diversi quotidiani ripercorrono le tappe del rapimento, fatto a scopo di estorsione, la prigionia di 18 mesi, la vendita ai terroristi somali di Al Shabab, le trattative per riportarla a casa. In particolare, racconta Repubblica, ad aiutare i servizi segreti italiani è stata la Turchia, ben inserita nella realtà somala e non solo: “la Turchia in Africa oggi – l’approfondimento di Repubblica – è una piccola Cina. Perché nessun altro Paese al mondo, eccetto la potenza cinese, ha saputo coltivare con lungimiranza, dinamismo e capacità di penetrazione in tutti i settori – culturale compreso – il grande Continente quanto la repubblica guidata dal Sultano turco”.

L’estate italiana. Si apre con i complimenti all’intelligence e alla diplomazia italiana per la liberazione di Silvia Romano, l’intervista del Corriere oggi al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Poi l’attenzione è sul futuro dell’Italia: “Saranno mesi molto difficili, siamo di fronte alla prova più dura dal Dopoguerra”, afferma Conte, con la promessa che il governo tutelerà “la tenuta sociale ed economica del Paese”. Rispetto all’estate in arrivo, secondo il Presidente l’Italia non la vivrà in quarantena ma sarà possibile andare “al mare, in montagna, godere delle nostre città”. Nell’intervista si parla, tra le altre cose, dell’app immuni (ancora in fase di sviluppo), della possibile riapertura anticipata di alcune attività, della tenuta del governo, del ricorso o meno al Mes (su cui Conte non dà una risposta definitiva).

La crisi e i crediti dell’Europa. Si celebra in questi giorni il 70esimo anniversario della dichiarazione Schuman, rilasciata dal ministro degli Esteri francese Robert Schuman il 9 maggio 1950, che proponeva la creazione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio (la CECA, nata poi il 18 aprile dell’anno successivo con il trattato firmato a Parigi), primo atto concreto della nascita di un’unione europea. Un’Europa che secondo il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, si è rafforzata in questa crisi. “L’Europa esce più forte perché ha messo a nudo le velleità dei nazionalismi, del mito dell’uomo forte che se ne frega della pandemia e della narrativa del Paese che fa da solo. – afferma Gentiloni a Repubblica – Abbiamo dimostrato che servono scienza, cooperazione tra nazioni e capacità di gestire situazioni complesse. Nulla di peggio per il nazionalismo populista”. Nell’intervista Gentiloni spiega inoltre l’utilità per l’Italia di utilizzare la linea di credito del Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Sul Sole 24 Ore un articolo approfondisce la situazione dei cinque paesi – Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Cipro – che in passato hanno utilizzato la linea del credito del Mes (nel frattempo modificato): “crisi violenta, uscita veloce: questo dicono i dati sociali, economici e finanziari”, scrive il quotidiano economico.

Le priorità delle democrazie. Garantire nuove forme di occupazione e la privacy dei cittadini. Secondo il direttore di Repubblica Maurizio Molinari sono le priorità del prossimo futuro per dare stabilità ai diversi paesi democratici che stanno affrontando l’emergenza sociosanitaria. In uno dei passaggi, Molinari sottolinea che le democrazie industriali “si sono trovate, durante la fase più intensa della pandemia, al centro di un’offensiva di infiltrazioni digitali da parte di “attori russi” e “attori cinesi” – attestate, documentate e denunciate da Ue e Nato – che hanno avvalorato i sospetti maturati in precedenza: Mosca e Pechino dispongono di formidabili risorse, umane e tecnologiche, grazie alle quali hanno un’estrema facilità di infiltrarsi nelle comunicazioni interne ai singoli Paesi occidentali al fine di spingere l’opinione pubblica a sostenere i propri interessi”. Per quanto riguarda l’Italia nello specifico, sul Corriere Alberto Alesina e Francesco Giavazzi chiedono che si metta subito in ordine il sistema sanitario, che ha vacillato in questa emergenza. Per l’economista Jeffrey Sachs – intervistato da Alain Elkann su La Stampa – , “il virus si batte aumentando l’equità sociale”.

Segnalibro. Su Repubblica Umberto Gentiloni ricorda il rogo di libri fatto dai nazisti il 10 maggio 1933. “Mai come oggi che viviamo il tempo delle restrizioni l’imperativo è ricordare”, sottolinea Gentiloni. A proposito di libri e Memoria, il Corriere Lettura propone la postfazione scritta da Alessandro Piperno per il volume Perché ci siamo salvati, in cui è raccolto lo scambio epistolare tra il padre e lo zio dello scrittore, Stefano Piperno e Claudio Bondì. Uno scambio “che racconta la storia della loro famiglia e della tragedia ebraica vista da Roma”. Sempre su La Lettura si presenta in breve il memoir di Esther Safran Foer, madre dello scrittore Jonathan, intitolato Un’altra vita prima della catastrofe e dedicato a raccontare come i suoi genitori sono sopravvissuti alla Shoah.

Daniel Reichel