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Italia, in attesa del rilancio
tra aperture e scontri

Posticipato ancora l’approvazione del decreto Rilancio, che dovrebbe arrivare oggi dopo intense discussioni e fratture all’interno della maggioranza sui contenuti del provvedimento indispensabile per sostenere imprese, lavoratori e famiglie. “Il dissidio principale si consuma sulla regolarizzazione dei migranti, oltre che dei braccianti agricoli, di colf e di badanti, lavoratori talvolta anche italiani. – spiega il Corriere della Sera – La proposta targata Italia viva di una sanatoria che regolarizzi queste categorie di lavoratori, facendo emergere il nero e dotandoli di un permesso di soggiorno temporaneo trova la ferma opposizione del M5S”. Intanto però il governo ha deciso, dopo un’altra trattativa, di lasciare margine alle regioni sulla riapertura e la possibilità di anticipare al 18 maggio la ripartenza di diverse attività per cui la data era fissata più avanti. Bisogna fare bene e il più in fretta possibile, avvertono i dati di un’indagine presentata oggi da La Stampa, legati alle paure che percorrono il paese: 7 italiani su 10 temerebbero infatti “che la crisi economica possa far esplodere le rivolte sociali, soprattutto al Nord. E soltanto il 5% dichiara di avere fiducia nei politici”.

Libertà, abbracci e veleni. Con un lungo applauso, amici e vicini hanno accolto ieri a Milano, nel quartiere Casoretto, l’arrivo di Silvia Aisha Romano, liberata dopo 18 mesi di prigionia e al centro di un dibattito politico tra rivendicazioni e veleni, come racconta tra gli altri il Corriere. La notizia della conversione all’islam della giovane cooperante, a lungo in mano ai terroristi di Al Shabab, ha generato un’ondata di odio tale da far valutare alla prefettura di Milano di garantire alla famiglia Romano una stretta sorveglianza. Intanto la procura cerca di ricostruire come e perché la ragazza sia finita “nelle mani di Al Shabaab, la feroce organizzazione terroristica somala di matrice qaedista” che, riporta Repubblica, aveva ordinato sin dall’inizio il suo rapimento per chiedere il riscatto e usare i soldi per autofinanziarsi (lo racconta sempre a Repubblica un portavoce di Al Shabab).

Liberi di fare polemica. Sulla liberazione della Romano la politica si è divisa e lo raccontano con ampie pagine i quotidiani di oggi, dal Corriere al Giornale. Tra i commenti più beceri, quello del consigliere regionale abruzzese della Lega, Simone Angelosante: “Mai sentito un ebreo tornato dal lager con la divisa da Ss”. Parole da cui, riporta il Corriere, sono arrivate le “prese di distanze anche del suo partito”. La Stampa presenta un approfondimento sulle conversioni in Italia all’Islam mentre Daniele Ranieri, sul Foglio, apre a una riflessione più ampia: “il rientro in Italia di Silvia Romano ci ha chiarito alcuni punti importanti su come funzioniamo o meglio: su come non funzioniamo. – scrive Ranieri – Un punto è che c’è stata troppa esposizione. Tutti gli ostaggi sono sottoposti a pressioni tremende e non conviene gettarli in pasto al pubblico al loro arrivo e invece è quello che è successo. Ci sono stati moltissimi casi di sequestrati che si sono convertiti all’islam in questi anni”. Ranieri avverte che mentre ci si dilunga in polemiche sterili, l’influenza italiana in Somalia e in altri paesi come la Libia diminuisce a favore della Turchia, che non a caso è stata determinante nella liberazione della cooperante italiana (Erdogan, spiega Repubblica, sta usando il caso per fare propaganda). Su Repubblica Milano, invece, riflessione sulla violenza di Al Shabab a firma di Davide Romano.

Affidarsi alla cultura. Come nel dopoguerra, è necessario che i paesi affrontino la pandemia dando spazio alla cultura. È quanto scrive Mirella Serri oggi su La Stampa: “Oggi, proprio come accadeva al temine della tempesta bellica, le istituzioni culturali languono, sopravvivono a stento e hanno bisogno urgente di un forte impegno anche pubblico. Politica e Stato devono pensare a un New Deal, magari aiutati dall’istituzione di un Fondo per la cultura per sfruttare la potenzialità del web allo scopo di diffondere contenuti culturali. Solo innovando e rivoluzionando, come fecero gli intellettuali del passato, si torna a vivere. La cultura non si mangia, ha detto qualcuno, sbagliando. Con la cultura si mangia, è un simbolo di forza e un motore economico, come dimostra anche la memoria storica”.

Daniel Reichel