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Conoscere per prevenire

“Genocidio: conoscere e ricordare per prevenire” è una pubblicazione collettanea del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre, a cura di Flavia Lattanzi, edita per la Collana L’Unità del Diritto, edita da Roma Tre Press nel 2020. Il volume, come tutti gli altri di Roma Tre Press, può essere liberamente scaricato dal suo sito; questo è un punto sul quale ci si dovrebbe dilungare, e che meriterebbe un bel dibattito sull’accesso alla cultura. Questa mia osservazione, messa così, sarebbe più insulsa che banale se non la si mettesse a confronto con un doppio binario fatto da informazione (difficile da assimilare) e disinformazione (di agevole metabolizzazione); in alcuni licei, il secondo binario batte il primo con un punteggio tennistico.
Nell’introduzione, Paolo Benvenuti fa un esteso riferimento alla Conferenza d’Evian, nel volume vi è una relazione su Evian di. G. Caggiano. Sarebbe interessante sapere quanti studenti, licei ebraici compresi, sappiano di cosa si tratta; vi è un sito apposito sul quale attingere informazioni.
Nel volume, C. D. Leotta tratta delle origini della definizione di genocidio, Antonio Marchesi tratta dei crimini contro l’umanità ed il genocidio, Flavia Lattanzi affronta il tema della pulizia etnica come genocidio, Francesco Salerno scrive su Emergenza, delimitazione e implicazione degli obblighi di natura solidale in tema di prevenzione e repressione del genocidio. Agostina Latino tratta del diritto alla memoria e delle norme anti negazioniste, Emanuela Pistoia affronta il contenzioso turco – armeno sul ricorso al termine genocidio.
David Meghnagi si cimenta su Memoria e Storia della Shoah, quale sfida per la didattica. Meghnagi ha il pregio di potersi permettere un approccio multidisciplinare, che fa la differenza fra reazionari in libera uscita ed intellettuali privi di pregiudizi, e non è facile negare le sue ragioni, perché il mondo non può essere scisso per compartimenti stagni se non in modo provvisorio e propedeutico ad approcci più seri. Ribadisco: non basta proporsi di fare come Meghnagi, ma bisogna averne i mezzi, e qui passiamo al versante della didattica, sul quale (avendo una certa esperienza) mi piacerebbe dilungarmi in una sede adatta, che dovrebbe essere quella delle Scuole ebraiche.
Il volume si chiude con Siegmund Ginzberg, che prende lo spunto da Peter Burke (Espatriati ed esuli nella storia della conoscenza), e con Antonella Ottai, sulle celebrità in fuga.

Emanuele Calò, giurista

(19 maggio 2020)