Kibbutz, una storia di speranza e declino

Per Shimon Peres, che fu tra le molte migliaia di israeliani che nel 2009 ne sfogliarono le pagine con particolare emozione contribuendo a farne un vero e proprio bestseller, un’opera in cui vi sono sia “la compassione che la critica” e che ha il merito, tra i tanti, di “non cedere ad alcun compromesso allo scopo di ammorbidire la verità e trasformare la compassione in pietà”.
Arriva da domani in Italia, con l’editore Giuntina, un libro importante: Verso casa, di Assaf Inbari. E cioè la grande epopea del kibbutz, dall’utopia socialista fino alle privatizzazioni, raccontata attraverso la storia di alcuni giovani pionieri che lasciano l’Unione Sovietica per raggiungere l’allora Palestina mandataria, il futuro Stato di Israele. Sono loro, con quel mix di idealismo e pragmatismo che animò quella straordinaria stagione, a far nascere il nuovo insediamento di Beth Afikim (dove l’autore è nato, nel 1968, e dove ha vissuto fino ai venti anni).
Un gruppo eterogeneo, mosso dalla comune aspirazione di dar vita a una società più giusta. Vi si trovano, tra gli altri, un chalutz che cammina ben eretto ed è pettinato con estrema cura (Lonya), un giovanotto grassoccio che indossa un berretto azzurro decorato con una croce d’argento (Lassia), il figlio del dentista di Lenin (Mitya), una ragazza cui piace camminare a piedi nudi a Babij Jar (Clara). Storie che si intrecciano, nel viaggio da una patria ostile che non esita a perseguitarli alla nuova destinazione da conquistare a prezzo di fatica, sudore, abnegazione. Sogni realizzati e sogni infranti. Un’epica, in ogni caso, commovente.
Per Amos Oz, un altro che quelle vicende le conosceva piuttosto bene, “il miglior libro mai letto sulla nascita e il declino del kibbutz e sulla conseguente, profonda trasformazione dell’anima d’Israele”.
(20 maggio 2020)