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Libri ebraici

In Italia, agli inizi degli anni Trenta, si iniziano a percepire i primi segnali di una montante campagna antisemita che vedrà il suo esito istituzionale nell’emanazione delle leggi razziste del novembre 1938. Nel 1933, in un clima di crescente insicurezza, l’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane (UCII) incarica lo studioso galiziano Isaia Sonne (1887-1960) di compiere una ricognizione presso le comunità ebraiche sparse sul territorio nazionale compresa Rodi (allora italiana) per valutare la consistenza del patrimonio bibliografico e di testi manoscritti in loro possesso. Il lavoro, rimasto inedito, restituisce una straordinaria “fotografia” della consistenza e dello stato di conservazione del patrimonio bibliografico e, in parte, archivistico di venti comunità ebraiche italiane. Il corposo censimento – conosciuto come la Relazione sul patrimonio bibliografico e archivistico delle Comunità israelitiche italiane – include le relazioni che riguardano Alessandria, Ancona, Casale Monferrato, Asti, Moncalvo, Ferrara, Firenze, Genova, Gorizia, Mantova, Modena, Reggio Emilia, Padova, Rodi, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Vercelli, Verona. Alcune collezioni descritte dallo studioso sono oggi ordinate e consultabili, altre necessitano di urgenti interventi di conservazione. Molte purtroppo sono andate disperse.
La Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea CDEC di Milano, grazie anche alla collaborazione con la National Library of Israel di Gerusalemme e al contributo della Direzione generale per gli archivi del MiBACT, rende disponibile online la Relazione sul patrimonio bibliografico e archivistico delle Comunità israelitiche italiane. Dattiloscritta da Isaia Sonne, è conservata in originale presso il Centro Bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane che, per l’occasione, ne ha gentilmente concesso la pubblicazione. Altre copie parzialmente diverse si trovano presso la National Library of Israel a Gerusalemme.
Il volume, inserito online a corredo della Relazione, contiene saggi che introducono la figura di Isaia Sonne, spiegano la genesi della Relazione, e sottolineano l’importanza e il significato del suo lavoro. Viene messo inoltre a disposizione dei lettori l’elenco delle opere a stampa citate nel testo e la traduzione delle annotazioni in ebraico apportate sull’originale dall’Autore.
Rendere pubblica e consultabile con tecnologia OCR questa preziosa fonte di ricerca significa dischiudere una porta per troppo tempo rimasta sigillata su alcuni fra i tesori di cultura e tradizione più straordinari prodotti dall’esperienza ebraica in terra italiana. Quando la furia della persecuzione si abbatté sugli ebrei italiani non andò a colpire solo le persone, i loro beni e i loro affetti, ma tentò di cancellare le tracce del profondo intreccio culturale che la civiltà italiana aveva maturato nel tempo con la sua componente ebraica. Per tre secoli, dal Quattrocento al Seicento, l’industria tipografica della Penisola fu la principale protagonista dell’ideazione e della stampa di testi in lingua ebraica, volumi che furono indispensabili per le biblioteche di comunità, sinagoghe e yeshivot in tutta Europa e in Terra d’Israele. Le collezioni librarie conservate dalle comunità italiane negli anni Trenta erano specchio fedele di questa produzione e di questo intreccio. La loro parziale scomparsa è una ferita ancora aperta per il patrimonio culturale italiano. La possibilità di studiare la Relazione di Isaia Sonne colma ora in parte questo vuoto, frutto della violenza di un’ideologia folle.
Nella tradizione ebraica il concetto di Tikkun, ricomposizione dell’infranto, è di importanza fondamentale per porsi nella prospettiva di un avvenire pacificato. È questo il senso che abbiamo voluto dare al nostro lavoro, convinti di offrire agli studiosi uno strumento di straordinario valore.

Gadi Luzzatto Voghera, Direttore Fondazione CDEC

(22 maggio 2020)