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La lezione degli aquiloni di Gary

“Gli aquiloni è un romanzo storico straordinario, è una fantasia letteraria. È un libro in larga parte autobiografico perché racconta la storia di un’infanzia – tema al centro di molti libri di Romain Gary – nella Francia che precede l’occupazione nazista. Parla di un bambino che viene adottato, avendo perso i genitori, dallo zio eroe della prima guerra mondiale, uscito traumatizzato dal conflitto, diventato pacifista, che coltiva in un paesino della Normandia una sua idea di memoria storica, di museo: si inventa un museo di aquiloni”. Su queste premesse si apre la riflessione dello storico e critico letterario Alberto Cavaglion, che per la prima puntata della nuova rubrica audio “pagine di letteratura” ha scelto di sfogliare con la redazione di Pagine Ebraiche Gli aquiloni di Romain Gary (pseudonimo di Roman Kacew). Una scelta originale, quella di aprire con il romanzo del celebre autore francese, che Cavaglion spiega con l’idea di aprire un’ulteriore riflessione sul rapporto tra memoria, storia e letteratura.
Il museo di aquiloni del libro intreccia infatti questi tre elementi: “facendosi aiutare dal bambino, – spiega lo storico – lo zio costruiva dei meravigliosi aquiloni, tutti con un riferimento storico: riportavano infatti il disegno del viso di un celebre personaggio del passato. C’era l’aquilone di Rousseau, di Montesquieu, di Voltaire, di Carlo Magno.. Tutto questo si svolge nella Francia degli anni ’20-’30, che piano piano dalle tragedie della prima guerra mondiale si avvicina a quelle della seconda. I protagonisti, lo zio e il bambino, sono ebrei di origine polacca come Gary, che riflettono la loro identificazione nella storia francese” attraverso gli aquiloni. Il loro è dunque un museo molto particolare di storia contemporanea e di memoria. “Il lettore, grazie a questo accorgimento stilistico degli aquiloni, capisce che noi ci avviciniamo ai dilemmi e alle tragedie del secondo conflitto mondiale attraverso un sogno di fantasia, un museo diverso dagli altri”. Questa idea di Gary di ripensare il racconto della storia, spiega Cavaglion, offre l’occasione di ripensare oggi ai cosiddetti luoghi di memoria: i memoriali, i musei della storia contemporanea, della Shoah, del fascismo. “Gary ci insegna che bisogna immaginare, ipotizzare percorsi museali nuovi e diversi, che tengano conto della difficoltà di trasmettere questi temi ai più giovani con degli sforzi creativi, di fantasia”.

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