Imposta sulle fantasie
Un prestigioso quotidiano, a proposito della possibilità che Israele annetta parti della Zona C di Giudea e Samaria, ha titolato: “Basta accordi con Israele. Tramonta il sogno di pace del popolo palestinese”, e indi ha fatto riferimento alla formula “due popoli, due Stati”. Già s’inizia male, perché si rimuove la realtà: in Israele convivono due popoli.
Inoltre, dormiremmo molto meglio se detto prestigioso quotidiano spiegasse dove è possibile informarsi, in Israele, West Bank e Gaza, sulla reale esistenza di sogni di pace con lo Stato ebraico e sull’identità dei sostenitori della formula “due popoli, due Stati”.
Chi scrive, per persuadere in modo definitivo il lettore sulla sua ignoranza, ammette di non sapere che in tutte le tre aree citate messe insieme, esistano dei sostenitori di un sogno di pace e dell’anzidetta formula che vedrebbe la coesistenza di uno Stato palestinese accanto allo Stato ebraico d’Israele.
È vero che i titolisti non sono infallibili, ma nemmeno vivono in un mondo diverso da quello che, in modo molto (o troppo) transitorio, ci ospita da qualche millennio.
A dirla tutta, tutto questo chiacchiericcio sulla pace e la coesistenza, lascia assai perplessi, perché altrimenti si tirerebbero fuori degli esempi di sorta sui pacifisti, oppure, quanto meno, i nominativi delle persone fisiche, giuridiche ed enti intermedi, che sognano la pace in ciascuna delle tre aree citate.
Da ultimo, anche il portavoce UE ha messo del suo, con un comunicato in cui sostiene che debbano valere le “frontiere del 1967”; gli ho scritto ma non ha risposto. Perché nel 1967 non si è stabilita alcuna frontiera, e sarebbe serio evitare di far lavorare eccessivamente la fantasia, perché vuole il caso che si sia in tanti a sognare la pace con gli arabi, e che queste vere e proprie facezie, se non addirittura delle balle, finiscano per essere dolorose.
Non è bello vivere in guerra perpetua, e sarebbe fantastico poter essere di casa nel mondo, in mezzo a gente che non si odia ma che si accetta a vicenda.
Poiché l’Europa passa un brutto momento, propongo un modo di addivenire a tempi più lieti: mettiamo un’imposta sulle dolci fantasie e le amare facezie, e così rimetteremo un bel sorriso sulle facce dei tanti devastati dalla pandemia.
Emanuele Calò, giurista