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Dalla ferita del ’38 al ritorno a casa
Un docufilm racconta l’Italia e la guerra

Nella primavera del 1938 Hitler arriva in Italia: l’accoglienza è trionfale. Anche gli ebrei sono costretti a scendere in strada e a sventolare le bandiere con la croce uncinata. Per raccontarlo le riprese dell’Istituto Luce fanno da sfondo ai ricordi di Silvana Ajò, che era in piazza a Roma al pari di molti correligionari. Quattro mesi dopo, con l’introduzione delle Leggi razziste, sarà cacciata dalle scuole del Regno.
Inizia con le sue parole il docufilm “Lili Marlene – 1940/1945: le mille guerre degli italiani” in onda questa sera e domani alle 21.15 su Focus (canale 35 del digitale terrestre). Firmato da Pietro Suber, con la collaborazione di Amedeo Osti Guerrazzi, storico del fascismo e collaboratore della Fondazione Museo della Shoah di Roma, e Donatella Scuderi, autrice di soggetti e sceneggiature, il docufilm mette in luce storie poco conosciute intrecciando testimonianze di persone abituate a stare poco sotto i riflettori ed altre invece più conosciute (a parlare è, tra gli altri, l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano).
Un progetto sviluppato in risposta a una precisa esigenza: “Per comprendere la profondità delle sofferenze l’intensità delle esperienze è necessario raccontare le vite delle singole persone per comunicarle a chi, come gran parte del pubblico italiano di oggi, non ha vissuto oppure non conosce la tragedia della guerra e le sue conseguenze”. Il racconto si sviluppa attraverso la scansione cronologica di date significative (dallo scoppio della guerra, all’entrata nel conflitto dell’Italia, all’armistizio), con la narrazione di cinque storia a puntata, attraverso snodi narrativi con inviato sul campo. Il tutto supportato da immagini di repertorio dell’Istituto Luce, brani di discorsi dei principali leader mondiali, manifesti della propaganda fascista, stralci di verbali di polizia relativi agli interrogatori dei delatori e di altri personaggi legati al regime fascista, stacchi musicali di commento alle immagini.
A concludere il percorso “l’odissea lunga e faticosa” rappresentata dal ritorno a casa di migliaia di prigionieri di guerra e deportati politici e razziali sopravvissuti al lager. Una vicenda che è rievocata da Tatiana Bucci, che assieme alla sorella Andra visse la terribile esperienza della deportazione ad Auschwitz.

(10 giugno 2020)