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La mappa degli esonomi

In Belgio si discute se rimuovere le statue di Leopoldo II, il regnante che a cavallo tra Ottocento e Novecento decimò la popolazione autoctona congolese per lo sfruttamento delle materie prime della colonia africana. A Bristol una statua del mercante di schiavi Edward Colston è stata gettata in un fiume. Negli Stati Uniti, ormai da qualche anno, vengono prese di mira persino le statue di Cristoforo Colombo. In Europa Orientale dalla caduta del muro sino ad oggi le statue di Stalin e di Lenin sono state per lo più buttate giù a colpi di piccone, o nel migliore dei casi, musealizzate e poste in parchi a tema, come il Memento Park di Budapest per esempio. Fatta eccezione forse per la Russia e gli stati rimasti più fedeli a Mosca, come Bielorussia o Moldavia, dove i cimeli sovietici sono restati quasi sempre al loro posto.
Sono molti i dibattiti scaturiti in questi anni in Occidente se sia lecito o meno conservare monumenti e statue di personaggi legate al colonialismo o a dittature totalitarie. Un problema che in Italia è legato per lo più all’architettura del Ventennio e a nomi di strade dedicate a personaggi del vecchio regime. A tal proposito, notavo curiosamente da tempo che su Google Maps e così su Wikipedia in italiano, gran parte dei toponimi di città e piccoli comuni balcanici sono indicizzati con esonimi italiani non più in uso. Così che troveremo, solo per nominarne alcuni più particolari, Alessio in Albania, Dulcigno in Montenegro, Porto Tolero e Cinquenizza in Croazia, Senosecchia e Idria di Sotto in Slovenia. Naturalmente i primi che ho nominato sono per lo più legati al passato veneziano o a comunità italiane tutt’ora esistenti per quanto ridotte – come le località in Istria, nel Quarnaro, o nella Valle dell’Isonzo -, e quasi tutte hanno comunque origini consolidate nella storia da scambi commerciali, prossimità con l’Italia, e sudditanza di alcuni luoghi a parti della penisola. Ma soprattutto i toponimi italiani nell’ex Litorale Austriaco, attuale Slovenia, furono così istituiti dopo il Trattato di Rapallo del 1920, con il passaggio dell’area al Regno d’Italia, e ben formalizzati durante il fascismo come altre località sul Mar Adriatico. Toponimi che hanno dunque in qualche modo un sapore molto irredentistico e coloniale. Immaginiamo poi un viaggiatore poco esperto che in giro per la Carniola Interna o la Dalmazia, basandosi soltanto sulle mappe di Google, si ritrovi a chiedere ai locali indicazioni per San Pietro del Carso o Sabbioncello! Su Google Maps in Cirenaica rivive persino una località dal nome “Beda Littoria”, non altro che la città di al-Bayda, in Libia appunto.
Al contrario, la versione di Wikipedia in tedesco e quella di Google Maps nella stessa lingua, non indicizza praticamente mai le località dell’Europa Centrale o Orientale con esonimi tedeschi, per quanto molte di esse vantino un lungo passato asburgico e prussiano. Non troveremo più quindi Laibach o Königsberg per Ljubljana e Kaliningrad, la città, quest’ultima, che dette i natali a Immanuel Kant. Scelte linguistiche italiane che più che biasimate, come per le statue, andrebbero quanto meno giustificate alla luce della contemporaneità.

Francesco Moises Bassano