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Basta un clic

Da qualche mese a questa parte non ci stringiamo più la mano. Abbiamo faticato non poco ad abituarci alla novità. All’inizio, ci siamo resi ridicoli a noi stessi e agli altri tentando di sostituire il gesto di affabilità con lo struscio del gomito. Poi, ci abbiamo rinunciato. Ora la sostituzione avviene attraverso la diversa calibrazione dello sguardo, cui cerchiamo di dare il giusto significato a seconda della persona che incrociamo. Lo dosiamo e lo regoliamo per trasmettere affetto, piacere, sorpresa, distanza, indifferenza, fastidio. I nostri occhi e l’espressione del nostro volto hanno acquisito una nuova, più varia, flessibilità. Il corpo si difende, e lo sguardo interiore si esprime in modo anche più rivelatore.
Certo, non abbiamo più la certezza che il nostro interlocutore non nasconda un’arma dentro alla manica, siamo esposti alle sue possibili cattive intenzioni, ma ci siamo abituati anche a giocare di più con il sospetto, a non dare nulla per scontato. Manteniamo la giusta distanza dal contagio, sia materiale che morale.
Per la conquista della fiducia non basta una stretta di mano, ci vuole anche la dimostrazione, che può arrivare solo con la frequentazione morale, confermata dallo scorrere del tempo. E non senza rischi, tuttavia, perché alle armi materiali si sono sostituite ai nostri tempi quelle digitali, che non necessitano di contatto fisico. Basta un clic, un battito di tasti.

Dario Calimani, Università di Venezia

(30 giugno 2020)